Il documento, “Magnifica Humanitas“, affronta il compito educativo degli insegnanti di Religione Cattolica (IRC) nell’epoca dell’intelligenza artificiale, partendo da un’idea centrale: educare significa custodire e far crescere l’umanità di ogni persona, aiutando i ragazzi a pensare, a porsi domande, a riconoscere il proprio valore e a costruire relazioni autentiche.
- Recuperare il desiderio di fare domande
L’intelligenza artificiale offre risposte rapide e immediate, ma rischia di indebolire la capacità di meravigliarsi, interrogarsi e cercare un significato alle esperienze.
Il riferimento alla tragedia di Auschwitz richiama la necessità di custodire la dignità umana e di contrastare ogni processo di disumanizzazione. Oggi il rischio può assumere forme più sottili: smettere di interrogarsi perché tutto sembra già avere una risposta.
Il compito dell’insegnante non è soltanto fornire informazioni, ma restituire ai ragazzi il diritto e il gusto di fare domande, comprese quelle sul senso della vita, sulle scelte, sul bene e sul futuro.
L’uso dell’IA richiede quindi anche la capacità di decidere quando sia utile e quando, invece, sia preferibile riflettere autonomamente.
- L’ora di IRC: un’ora per pensare, non per convertire
L’IRC è una disciplina scolastica con finalità culturali ed educative, distinta dalla catechesi.
La catechesi promuove l’adesione personale alla fede cristiana.
L’IRC offre conoscenze sul cristianesimo e sul fenomeno religioso, nel rispetto della libertà di coscienza.
Avvalersi dell’IRC non significa dichiarare la propria fede o appartenere alla Chiesa cattolica.
L’insegnamento della religione deve favorire il pensiero critico, l’ascolto, il confronto e la ricerca condivisa della verità, senza imporre convinzioni o giudizi.
La verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere. L’insegnante accompagna gli alunni nella ricerca, valorizzando le domande e le diverse prospettive.
- Ricostruire i legami e coltivare le relazioni
L’educazione è un lavoro paziente che richiede ascolto, presenza e attenzione alla singola persona.
L’immagine del muro da ricostruire, ispirata alla figura biblica di Neemia, rappresenta un compito condiviso: ciascuno contribuisce con la propria parte. Prima delle pietre vengono ricostruiti i legami tra le persone.
Anche l’insegnante di IRC può diventare un ponte tra la cultura religiosa e la vita degli alunni, offrendo uno spazio in cui esprimere dubbi, paure e domande interiori.
Non è necessario risolvere tutti i problemi del mondo: è importante prendersi cura responsabilmente di ciò che è affidato a ciascuno e contribuire al bene comune attraverso gesti concreti.
- Dalla dignità meritata alla dignità ricevuta
Uno dei messaggi fondamentali dell’incontro è che il valore di una persona non dipende dai risultati che ottiene.
I ragazzi vivono spesso l’ansia della prestazione, il perfezionismo e la paura di sbagliare. Quando si sentono apprezzati soltanto per ciò che fanno, possono arrivare a pensare di valere meno degli altri.
L’educatore deve aiutarli a comprendere che:
ogni persona possiede una dignità che non deve conquistare;
un errore non definisce l’identità di chi lo commette;
si può correggere un comportamento senza svalutare la persona;
sentirsi accolti permette di affrontare le difficoltà con maggiore fiducia.
Nella prospettiva cristiana presentata dal relatore, la dignità si fonda sull’amore gratuito di Dio. Sul piano educativo, questo significa riconoscere il valore di ogni alunno prima ancora delle sue prestazioni.
- Il limite come grembo di crescita
La fragilità e i limiti non devono essere considerati semplicemente difetti da eliminare. Possono diventare occasioni di crescita, consapevolezza e maturazione.
La ricerca della perfezione assoluta rischia di impedire ai ragazzi di sperimentare, sbagliare e imparare. Al contrario, affrontare una difficoltà permette di sviluppare autonomia e capacità di superamento.
Il desiderio nasce anche dalla mancanza e dalla possibilità di raggiungere qualcosa attraverso l’impegno. Per questo, l’adulto non deve eliminare ogni ostacolo, ma accompagnare i ragazzi nell’affrontarlo.
Educare significa custodire i desideri, non proteggere continuamente dalle difficoltà. La fatica, quando è accompagnata e sostenibile, può favorire la crescita personale.
- Aiutare a pensare senza indottrinare
Il relatore propone di educare al pensiero complesso, imparando a tenere insieme aspetti diversi della realtà senza ridurli a contrapposizioni rigide.
La cultura digitale tende spesso a dividere tutto in alternative nette: giusto o sbagliato, mi piace o non mi piace, bianco o nero. L’educazione deve invece aiutare a riconoscere le sfumature e le tensioni che attraversano l’esperienza umana.
Il documento individua quattro polarità: materiale e spirituale; maschile e femminile; individuo e comunità; finito e infinito
Nella classe, dove convivono credenti, non credenti e alunni di altre religioni, questo approccio permette di valorizzare le differenze e promuovere il dialogo.
- Nuove forme di insegnamento nell’epoca dell’IA
Il documento propone sei modalità operative per educare al pensiero critico e all’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.
- La domanda come compito
Valutare non soltanto le risposte, ma anche le domande che gli alunni sanno formulare. Di fronte a un testo biblico, un’opera d’arte o un fatto di cronaca, chiedere che cosa desiderano comprendere e quali domande porre all’IA.
- Scrivere a mano
Recuperare il valore della scrittura personale, che favorisce elaborazione, attenzione e riflessione.
- Leggere lentamente
Dedicare tempo alla lettura e alla comprensione profonda, senza cercare sempre sintesi immediate.
- Proporre compiti reali
Affidare responsabilità autentiche, nelle quali gli alunni possano progettare, collaborare, sperimentare e anche sbagliare. L’autoefficacia si costruisce attraverso esperienze concrete.
- Organizzare dibattiti
Educare ad argomentare, ascoltare punti di vista diversi e confrontarsi con mitezza, evitando la polemica.
- Rimettere al centro il volto
Ricordare che dietro ogni comunicazione c’è una persona. Il digitale può avvicinare, ma può anche facilitare aggressività e comportamenti irresponsabili quando si perde di vista chi riceve il messaggio.
L’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento da interrogare e verificare, non un sostituto del pensiero, dell’esperienza e delle relazioni umane.
- Il messaggio conclusivo: educare è un lavoro artigianale
L’educazione non produce risultati immediati e facilmente misurabili. Richiede tempo, pazienza, coerenza e presenze adulte affidabili.
L’insegnante è chiamato a osservare i ragazzi, ascoltarli e aiutarli a trovare le domande che danno significato alle altre domande. Non sempre esiste una risposta pronta: a volte è necessario mettersi in ricerca insieme agli alunni.
L’espressione conclusiva del relatore, «Amare è perdere tempo per la persona che ami», riassume il senso di una relazione educativa autentica: dedicare tempo all’altro, riconoscerne le potenzialità e accompagnarlo nella crescita.
Con gli insegnanti della Diocesi anche insegnanti della FISM di Rovigo collegati online.
Interessante e stimolante incontro, arricchito dalla presenza del vescovo eletto mons. Michele.
Il prossimo sarà il 9 novembre con il pedagogista Matteo Adamoli.
maestra Laura

