La festa comunitaria di Ognissanti ha assunto un’intensità particolare per san Pietro di Cavarzere e Dolfina. Le celebrazioni consuete si sono unite ai festeggiamenti per i 90 anni del parroco, don Mario Pinton, nato il 29 ottobre 1936, e per i suoi oltre 64 anni di sacerdozio.
La solennità di Tutti i Santi ha messo al centro la vocazione alla santità e alla vita comunitaria, rinvigorendo il legame tra le due frazioni e don Mario. Anche l’amministrazione comunale di Cavarzere, con una dedica, ha riconosciuto in lui un esempio luminoso di fede e di presenza accanto alle famiglie.
Quanto ha realizzato è ben conosciuto. A noi preme sottolineare la passione con cui, nonostante la sua nobile età, contribuisce a creare una comunità di cristiani corresponsabili e protagonisti, come chiede il cammino sinodale. Don Mario dimostra che il cantiere più importante resta quello del cuore e della comunione fraterna. Eravamo in tanti domenica in chiesa a rendergli omaggio: l’intera comunità e gli amici delle parrocchie che ha guidato. Hanno concelebrato don Simone Zocca e don Achille De Benetti, mentre il coro parrocchiale “I Colori dell’Arcobaleno” ha animato la liturgia.
Al termine della messa don Mario ha ricevuto un album con le foto di tutta la sua vita, da chierichetto ai giorni nostri, e una pergamena con la benedizione apostolica del Papa. Il dono probabilmente più gradito: due sagome con i numeri degli anni compiuti e i cuoricini con le dediche dei bambini del catechismo. Non è mancato il pranzo comunitario.
A fine giornata don Mario ha espresso il suo commosso ringraziamento, con il cuore pieno di gratitudine per un’esistenza ricca di soddisfazioni e fecondata dall’amore ricevuto. Un grazie speciale va alle comunità che ha guidato e a ogni persona che gli ha manifestato affetto, vicinanza e sostegno.
Il Consiglio Pastorale dell’Unità Pastorale
Il saluto dei nipoti
Caro zio Don Mario, siamo molto felici di festeggiare insieme i tuoi 90 anni. Questa occasione così importante ci permette di dirti, con tutto il cuore: grazie!
Grazie per il tuo sorriso accogliente e caloroso, per le tue parole illuminanti, decise e forti. Grazie per le tue mani grandi, che a noi nipoti hanno sempre fatto sentire il tuo incoraggiamento e trasmesso la tua forza di volontà!
Grazie per esserci stato nei momenti più belli: i compleanni, le domeniche sera a casa della nonna Irma, i battesimi, i matrimoni. E grazie per esserci stato anche nei momenti di dolore e di difficoltà, quando la tua sola presenza ci ha confortato e rassicurato.
A volte passavi in volata, ma c’eri. E noi sapevamo che, là dove dovevi scappare, qualcuno aveva bisogno della tua presenza!
Non è stato facile rincorrerti, vista la tua passione per l’alta velocità, nelle diverse parrocchie in cui ti sei donato come ci si dedica a una famiglia. Per noi è stata una grande gioia vedere i frutti della tua vocazione a costruire chiese: chiese nel pieno senso del termine, fatte di persone! Quante volte, per salutarti, abbiamo dovuto fare la fila!
Eppure non ci siamo mai sentiti in secondo piano. Chiunque tu incontri si sente visto, ascoltato, compreso e valorizzato nella sua unicità.
Ciò che suscita tanta stima nei nostri occhi e nei nostri cuori, come in quelli di tutti, è la tua persona: vai oltre la veste di prete e diventi un messaggio, un esempio per tutti, attraverso le parole e i gesti di Colui che ti ha chiamato.
A Lui va il nostro grazie per averti chiamato e la nostra preghiera: che conceda a tutti noi la grazia di festeggiare insieme ancora tantissime domeniche!
Margherita Pavanello
A nome di tutti i nipoti di don Mario
Tu sei sacerdote per sempre» (Salmo 110, versetto 4).
In queste poche parole è racchiusa l’intera esistenza di don Mario che, dal 1962, anno della sua ordinazione, vive il sacerdozio in mezzo agli altri e per gli altri, con lo stesso entusiasmo di sempre, testimoniando il messaggio evangelico con la sua vita e il suo esempio.
Papa Francesco ricordava che il sacerdote è colui che «va in cerca della pecora perduta, senza farsi spaventare dai rischi» e che «senza remore si avventura fuori dei luoghi del pascolo e fuori degli orari di lavoro. E non si fa pagare gli straordinari. Non rimanda la ricerca, non pensa oggi ho già fatto il mio dovere, e casomai me ne occuperò domani».
Chi conosce don Mario sa quanto queste parole rispecchino la sua vita. Non si è mai lasciato scoraggiare dalle avversità ed ha sempre offerto il suo aiuto senza lasciare indietro nessuno. Nel suo servizio di sacerdote ha accolto tutti, credenti e non credenti, vivendo il Vangelo come un invito ad andare incontro a ogni persona.
Con un’energia inesauribile, non si è mai risparmiato: per lui, il bisogno dell’altro viene sempre prima di ogni cosa.
Con la determinazione che lo contraddistingue, don Mario ha realizzato due chiese: quella di Rosolina e quella del Buon Pastore. Prima ancora di costruirle, le ha immaginate come luoghi in cui ritrovarsi come comunità: spazi dove respirare e sentirsi meno soli. Le comunità nate attorno a queste chiese non sono soltanto il frutto di un progetto riuscito, ma riflettono il suo modo di vivere. Per don Mario, infatti, una chiesa non è solo un edificio, ma soprattutto una comunità da ascoltare e accompagnare, con cui camminare insieme e in cui la fede si esprime nella partecipazione attiva; ancora oggi queste parrocchie custodiscono un ricordo vivo del suo operato.
Ovunque sia andato, è stato l’uomo della comunità e della Chiesa: una Chiesa accogliente, che non giudica e tiene le porte aperte a tutti.
Incontrare don Mario significa sentirsi accolti, rincuorati e riconosciuti come persone. Il suo sguardo sa abbracciare la vita di ciascuno, con le sue gioie e i suoi fallimenti.
Non lo si incontra mai arrabbiato o deluso: è un sacerdote entusiasta della vita, animato da una gioia che nasce dal suo radicamento in Cristo che non viene mai meno.
Novant’anni non hanno scalfito il suo profondo attaccamento al Vangelo, né l’entusiasmo con cui continua ad annunciarlo con le parole e con la vita. In lui rimane intatta la serenità di chi sa che tutto è nelle mani di Dio.
«Tu sei sacerdote per sempre».
Ornella Mancin

