Delegato pastorale

Alcune riflessioni – ancora aperte – sul cammino pastorale di quest’anno

Verso comunità cristiane solidali

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Giunti ormai oltre metà anno pastorale, mentre a Roma si è dato avvio ai gruppi di studio sulle tematiche del sinodo, si può dire qualche parola sul percorso intrapreso in diocesi sui diversi ambiti suggeriti dal vescovo nella sua Lettera. Il vescovo nella Lettera Pastorale di quest’anno “Partirono senza indugio” delinea i tratti necessari per il maturare delle Comunità Cristiane Sinodali. In primo luogo la comunità è il luogo dove si vive e si trasmette la fede in Gesù Cristocon tutto ciò che ne consegue. È chiaro che la “costruzione” di comunità cristiane sinodali non parte da ‘zero’, ma dalla realtà ecclesiale esistente. Lo scopo è far crescere tra i fedeli una consapevolezza sempre maggiore della vita cristiana, della chiamata battesimale, in primis. Inoltre, se necessario, anche svilupparsi nella corresponsabilità a riguardo delle comunità che sempre più si trovano povere di ministri ordinati. È necessario che crescano forme di servizio e ministerialità che siano nel luogo segno di una comunione ecclesiale e di una dedizione che prosegue nel tempo. Questo perché possa affermarsi una responsabilità sempre maggiore tra i laici battezzati e si crei la possibilità di equipe pastorali che assieme ai presbiteri aiutino le comunità a credere in Gesù e a professare la propria fede.

Sulle tracce del Concilio

È la grande sfida che già il Concilio Ecumenico Vaticano II ha posto parlando di Chiesa popolo di Dio visto nella sua unità e nella sua diversità. Ricorre, infatti, in Lumen gentium 10 e 12 il tema della comunione: “Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui» (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio» (1 Cor 12,7)”.

Inoltre, va detto che il Concilio stesso ha ripreso la riflessione del rapporto tra i diversi membri del popolo di Dio. È esplicitato con chiarezza quanto sia importante considerare il dono del battesimo come la grande sorgente che abilita tutti alla vita cristiana e alla missione. Si parla così di partecipazione attiva, di collaborazione, ecc. Ciò che Papa Francesco chiede oggi alla Chiesa e il nostro vescovo Giampaolo domanda a noi è di continuare il cammino intrapreso già più di sessant’anni fa, facendo attenzione al cambiamento d’epoca che, sotto tutti gli aspetti, stiamo ancora vivendo.

Il cammino diocesano avviato

In questi primi mesi di cammino diocesano (ma continuando la riflessione iniziata già tre anni fa) il tema delle comunità cristiane sinodali ha cominciato ad essere oggetto di riflessione qua e là nelle diverse zone pastorali della diocesi; inoltre, si è iniziato a riflettere sulle ministerialità. Anche a livello diocesano, nelle strutture di partecipazione ecclesiale, ha trovato modo d’essere approfondito il compito della corresponsabilità e della ministerialità, con tutto ciò che ne può conseguire. Lo si è fatto sia al Consiglio Pastorale diocesano che al Coordinamento degli Uffici pastorali.

Un altro aspetto importante che spesso è stato portato alla luce grazie alle riflessioni fatte è la necessità della formazione. Si sta quindi pensando anche a quale possibile formazione si può offrire come diocesi per aiutare tutti a maturare processi nuovi che aiutino le nostre comunità cristiane ad attingere e a sostenersi nella fede in Cristo. Una formazione che renda più consapevoli della propria identità di figli amati dal Padre e che approfondisca la vocazione e la missione di ciascuno e della Chiesa. Un’offerta di formazione che dovrà essere per tutti e soprattutto per quanti svolgeranno compiti precisi nelle comunità assumendosi delle responsabilità.

Anche per quanto riguarda l’iniziazione cristiana, l’Ufficio Catechistico ha iniziato una pista di riflessione (inviando dei questionari ai sacerdoti e ai catechisti) chiedendo una valutazione del percorso fatto fino ad oggi. Dopodiché seguirà una riflessione diocesana che dovrà portare a delle precisazioni di percorso, ma soprattutto ad aiutare i cammini nel periodo della mistagogia.

L’anno del discernimento

Questo lavoro di riflessione si intreccia con il cammino del terzo anno sinodale in cui ci è chiesto un discernimento sulla vita delle nostre comunità.

Ci fa bene pensare che la Chiesa non è un monolite statico attorno a cui tutto deve ruotare, ma è fatta di donne e uomini che camminano guidati dallo Spirito che sempre suscita profeti, pastori, carismi, cristiani che imparano ad amare e testimoniare Gesù e il suo vangelo sopra ogni cosa, e tralasciano ciò che può essere di ingombro a questo amore vivo, fosse anche qualche vecchia struttura o obsoleta usanza.

Insomma, al centro di tutta questa riflessione e di quanto si maturerà stanno le persone che in qualsiasi modo hanno incontrato il Signore e lo seguono, sta il popolo di Dio che desidera vivere la fede e camminare assieme in una esperienza nuova di comunione e di fraternità evangelica, attenti ai bisogni di ciascuno e rigenerati continuamente dall’eucaristia. In tutto ciò non c’è uno schema da seguire già predisposto ma la provocazione di una lettura costante e profonda del divenire della realtà ecclesiale e del suo possibile realizzarsi nei diversi contesti. La vita di fede che è dono dello Spirito Santo si accresce così in ogni possibile incontro, iniziativa, itinerario proposto e riguarda tutti. Una fede che ha bisogno di essere illuminata e accompagnata dalla parola di Dio e dai maestri che aiutano la Chiesa illuminandone il camino. Sta al pastore e quindi primariamente al vescovo – in comunione con il presbiterio e in relazione con tutto il popolo di Dio – riconoscerne i segni e delinearne le strade percorribili.

Don Giovanni Vianello

Delegato per il Coordinamento della Pastorale