Pellegrinaggi Diocesani

Pellegrinaggio in Terrasanta

Il racconto dei pellegrini che, guidati dal biblista don Gastone, Mhanno compiuto un viaggio “fisico” ma anche e soprattuto “spirituale”

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Martedì 4 luglio siamo partiti dall’aeroporto di Venezia per Tel Aviv (con un cambio di volo a Vienna) guidati dal biblista don Gastone Boscolo per partecipare a un pellegrinaggio in Terrasanta. Perché compiere un pellegrinaggio? Perché è una delle forme devozionali più care, mette in gioco tutte le facoltà della persona: visive, uditive, motorie, devozionali, intensificandole. I pellegrini compiono gli stessi gesti rituali, aumenta il valore e il ricordo del sacro e delle memorie religiose che vi sono connesse. Inoltre, si vedono luoghi nuovi, si aumentano le conoscenze, si dà risalto alle città mete del pellegrinaggio. Ed è così che è effettivamente avvenuto anche per il nostro gruppo.Visitare i luoghi che hanno visto la presenza di Gesù ha emozionato tutti i partecipanti.

Le continue e interessantissime spiegazioni che don Gastone ha profuso durante tutte le tappe ci hanno fatto “gustare con la mente e il cuore” il cammino sia a livello spirituale che culturale.

Solo elencare i luoghi che abbiamo visitato emoziona: il Monte Carmelo, Meghiddo, Nazareth con la sinagoga, la chiesa di san Gabriele, di san Giuseppe, la basilica dell’Annunciazione, la tomba del Giusto … Essere fisicamente presenti emoziona.Nei giorni a seguire abbiamo ascoltato le vicende del popolo ebraico, del loro rapporto con i dominatori romani, dei loro culti e modo di vivere. Abbiamo visitato Cesarea di Filippo, le cascate di Banjas, Cafarnao, la chiesa del Primato e della moltiplicazione dei pani (Heptapegon), Magdala un piccolo villaggio di pescatori dove sono avvenuti alcuni dei miracoli raccontati nei vangeli. Abbiamo visitato il monte Tabor e Cana, dove alcune coppie hanno rinnovato con semplicità le promesse matrimoniali.

Abbiamo visitato l’Herodion, la reggia fortezza di Erode, soprannominato volpe e leone, un complesso imponente, il campo dei Pastori a Beit Sahur e la basilica della Natività a Betlemme. A Gerusalemme, una sola città per le tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islamismo), che dovrebbe essere la città della pace ma dove l’integrazione religiosa è una continua sfida e la diversità diventa violenza, abbiamo trascorso quasi due giornate. Abbiamo attraversato le porte storiche dei vari quartieri; camminato sui piazzali delle moschee; appoggiato le mani e pregato sul muro del pianto, dove sono infilati centinaia di biglietti con le preghiere dei fedeli; percorso il cammino della via Crucis che si è concluso nella Basilica del Santo Sepolcro.

Il penultimo giorno siamo saliti alla fortezza di Masada, dove 960 zeloti, dopo un assedio di circa 4 anni, si diedero la morte piuttosto che cadere in mano ai Romani e perdere la libertà. Sotto un caldo torrido, siamo saliti sino alla cascata di Davide (En Ghedi), in pieno deserto di Giuda, e infine abbiamo visitato il sito archeologico di Qumran, famoso perché nel 1947 un pastore beduino ha ritrovato in una grotta i manoscritti degli Esseni, un gruppo religioso che si era ritirato lì deluso dalla corruzione di Gerusalemme per dedicarsi alla preghiera e allo studio delle Sacre Scritture. Non è mancata una breve sosta per un bagno nelle acque del Mar Morto che ha rinfrescato i sudati pellegrini.

Prima di rientrare in Italia abbiamo pranzato a Emmaus (Nicopolis). Don Gastone e don Alberto Alfiero hanno giornalmente celebrato la messa nei luoghi di maggior interesse durante tutto il viaggio. Sono molti altri i luoghi che abbiamo visitato e che hanno lasciato “un segno” in ognuno di noi che sicuramente custodiremo gelosamente.Che dire poi del gruppo che qui si è conosciuto e ha costruito un legame improntato all’amicizia e all’ascolto? Persone semplici e perciò speciali che hanno percorso un pezzo della loro strada insieme con spirito di ascolto e disponibilità? Solo un grande grazie. Don Gastone con la sua competenza e conoscenza ci ha continuamente stimolato e arricchiti di cultura e di una fede più matura. Grazie!

Ornella Lazzarin