«Come ho fatto io, facciate anche voi» (Gv 13,15)

Facebooktwitterpinterestmail
Catechisti, artigiani di fraternità: accompagnare i ragazzi all’incontro con Gesù e alla vita della Chiesa
23-10-2026

Il testo biblico utilizzato come spunto per la lectio divina del mandato ai catechisti è stato Giovanni 13,1-15 – La lavanda dei piedi. Qui di seguito riportiamo un estretto delle riflessioni che hanno guidato il momento di preghiera del mandato.

Prima del mandato, lasciamoci raggiungere da Gesù

Carissime catechiste e carissimi catechisti, sono contento di incontrarvi in questo momento significativo per la nostra Chiesa di Chioggia. Vi ringrazio per il tempo, la pazienza e la passione con cui accompagnate bambini e ragazzi nell’iniziazione cristiana. Prima di ricevere il mandato, domandiamoci: che cosa significa essere catechisti secondo il cuore di Gesù? Non partiamo dai programmi, ma da Lui. La lavanda dei piedi ci conduce al cuore del mistero pasquale e ci insegna a essere «artigiani di fraternità», secondo il cammino che mons. Giampaolo Dianin ha consegnato alla nostra diocesi. Lasciamoci guidare da sei gesti e parole del Vangelo.

  1. «Li amò fino alla fine» – Tutto nasce dall’amore di Gesù

«Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1).

«Fino alla fine» non significa soltanto fino all’ultimo istante, ma fino al dono totale di sé. Ci crediamo davvero che noi siamo suoi? E che sono suoi anche i bambini, i ragazzi e le famiglie che incontriamo, con tutte le loro fragilità? Prima di insegnare qualcosa su Gesù, siamo chiamati a lasciarci amare da Lui. Perciò la prima domanda è: io, catechista, custodisco ancora la meraviglia di essere amato da Cristo?

  1. «Si alzò da tavola» – Il catechista si mette in cammino

«Si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita» (Gv 13,4).

Gesù si alza: prende l’iniziativa e va incontro ai discepoli. È la logica dell’Incarnazione. Anche la nostra catechesi ha bisogno di questo movimento missionario.

Don Tonino Lasconi ha richiamato con forza che il catechista non è solo un insegnante di nozioni: è un testimone con il cuore del missionario, capace di comunicare il Vangelo nella lingua e nella vita delle persone. Invece di chiederci soltanto «Perché le famiglie non vengono?», proviamo a domandarci: «Come possiamo raggiungerle con rispetto e amicizia?».

  1. «Cominciò a lavare i piedi» – La fraternità si costruisce abbassandosi

Gesù, il Maestro e il Signore, compie il servizio umile di chi lava i piedi. Sa di venire dal Padre e di tornare al Padre: proprio per questo si china. Ma non riduciamo la lavanda dei piedi a un invito alla gentilezza. Essa anticipa la Croce e manifesta l’amore di Cristo che dona la vita. Il catechista non educa soltanto alla solidarietà: testimonia il Signore morto e risorto, che ci rende figli di Dio e fratelli.

  1. «Se non ti laverò, non avrai parte con me» – Lasciamoci servire da Gesù

Pietro protesta: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!»; Gesù risponde: «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13,8).

Prima di amare come Gesù dobbiamo permettere a Lui di amarci. La vita cristiana non comincia da ciò che facciamo per Dio, ma da ciò che Dio fa per noi.

Noi catechisti organizziamo, prepariamo, spieghiamo, accompagniamo. Ma non siamo i salvatori dei ragazzi, né possiamo produrre la fede nel loro cuore. Noi seminiamo; è Cristo che salva, è lo Spirito che apre i cuori. Questo ci libera sia dalla pretesa che tutto dipenda da noi, sia dallo scoraggiamento quando i frutti tardano.

  1. «Lavarvi i piedi gli uni agli altri» – Una comunità che genera alla fede

«Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (Gv 13,14).

Gesù dice «gli uni agli altri»: la fraternità è reciproca. Nessuno è soltanto colui che dona; tutti abbiamo bisogno di essere accolti, sostenuti e perdonati. È questa la prospettiva delle comunità cristiane sinodali indicata da mons. Dianin: non basta condividere locali e attività; occorre riconoscersi fratelli e assumere insieme la responsabilità della missione.

  1. «Come ho fatto io, facciate anche voi» – Il mandato diventa vita

«Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,15).

Non basta ripetere un gesto: Gesù ci chiede di assumere il suo modo di amare. La Chiesa non vi affida semplicemente un gruppo a cui trasmettere nozioni, ma persone da accompagnare all’incontro con Cristo. Vorrei consegnarvi quattro attenzioni per quest’anno: annunciate Gesù con gioia; fate sperimentare la vita della Chiesa; costruite ponti con le famiglie; siate fratelli tra voi.

Conclusione – Le mani di Gesù e le nostre mani

Giovanni racconta che il Padre aveva dato tutto nelle mani di Gesù. E quelle mani che cosa fanno? Prendono un asciugamano, versano l’acqua, lavano i piedi. Sono le mani che benedicono, guariscono, spezzano il pane e si lasciano inchiodare alla Croce: mani che non trattengono, ma donano. Oggi il Signore affida anche alle vostre mani un tesoro: la vita e il cammino di fede dei nostri bambini e ragazzi. Mani che aprono il Vangelo, preparano un incontro, accolgono e accompagnano; soprattutto, mani che rendono visibile la tenerezza di Dio. Il frutto più bello della vostra missione sarà che un ragazzo possa dire un giorno: «In quella comunità ho scoperto che Gesù mi vuole bene. E ho desiderato conoscerlo e seguirlo».