MESSAGGIO DI S.E.R. MONS. MICHELE DI TOLVE VESCOVO ELETTO DI CHIOGGIA

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nel giorno dell’annuncio della nomina -
16-09-2026

Carissimi fratelli e sorelle della Diocesi di Chioggia,

in questo momento così importante e intenso della mia vita desidero anzitutto volgere lo sguardo al Signore e benedirlo.

Risuonano dentro di me le parole del Vangelo di Marco che hanno accompagnato tanti passaggi della mia vita e del mio ministero:

«Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli – perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni» (cfr. Mc 3,13-15).

Prima dello stare, del fare e del progettare, viene sempre una chiamata. E ogni chiamata del Signore passa attraverso la Chiesa.

Oggi, attraverso la chiamata del Santo Padre, Papa Leone XIV, il Signore mi chiede di lasciare il servizio che ho svolto come Vescovo titolare di Orrea e Ausiliare di Roma per partire e diventare Vescovo della Diocesi di Chioggia.

Accolgo questa nuova chiamata con timore e fiducia, consapevole della mia povertà, ma soprattutto confidando nella grazia di Dio, che precede sempre i nostri passi. E per questo l’accolgo con gioia.

Grazie al Santo Padre

Il mio primo pensiero di profonda gratitudine va al Santo Padre,Papa Leone XIV.

Lo ringrazio per la stima e la fiducia che ancora una volta mi manifesta affidandomi la Chiesa particolare di Chioggia; soprattutto lo ringrazio per la sua paternità e per il modo con cui, giorno dopo giorno, indica alla Chiesa la strada da percorrere nell’amore autentico a Cristo, alla Chiesa e all’intera umanità, dentro questo nostro tempo così complesso e travagliato.

Gli assicuro la mia piena comunione, il mio affetto filiale e la mia preghiera.

In questo momento non posso non ricordare con profonda riconoscenza Papa Francesco, che il 26 maggio 2023 mi chiamò all’episcopato.

Benedico il Signore per ciò che attraverso di lui ho ricevuto: l’amore per una Chiesa capace di farsi vicina, il desiderio di incontrare le persone nella concretezza della loro vita e la convinzione che ciascuno debba essere accompagnato nella sua storia, nelle sue fatiche, nelle sue possibilità e nel modo particolare con cui il Signore opera nella sua esistenza.

Ora il Signore apre davanti a me una strada nuova per seguirlo da discepolo e, quindi, da pastore.

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Chioggia, da oggi i vostri volti diventano i nostri volti; le vostre comunità, le nostre comunità; le famiglie, i nostri sacerdoti, i nostri ragazzi e i giovani, i nostri anziani, i nostri poveri entrano nella mia preghiera quotidiana e presto nella mia vita.

Vi saluto con affetto e vi benedico fin d’ora.

Saluto una Chiesa antica, custodita dalla testimonianza dei santi martiri Felice e Fortunato, e posta da secoli sotto lo sguardo materno di Maria, venerata in modo particolare anche come Madonna della Navicella.

Ringrazio sentitamente il Vescovo che mi ha preceduto, S.E.R. Mons. Giampaolo Dianin, oggi Arcivescovo Metropolita di Gorizia, per il ministero che ha svolto e per il cammino ecclesiale che ha promosso. Sarò felice di ascoltarlo.

Saluto e ringrazio l’Amministratore Diocesano, Mons. Simone Zocca, il Collegio dei Consultori, tutta la Curia e quanti in questo tempo stanno custodendo la vita ordinaria della Diocesi.

Saluto con particolare affetto tutti i presbiteri. Desidero fin d’ora dirvi che avrò bisogno di voi. Il Vescovo non costruisce la Chiesa da solo. Desidero conoscervi, ascoltarvi, condividere le vostre gioie e le vostre fatiche, pregare e lavorare con voi perché possiamo servire insieme il Popolo che il Signore ci affida.

Saluto i diaconi, i religiosi e le religiose, le persone consacrate, le associazioni e i movimenti ecclesiali, i Consigli pastorali, gli operatori della carità e tutti coloro che, in modi differenti, servono la vita della Chiesa.

Un saluto riconoscente va ai tanti catechisti e catechiste, che consegnano il Vangelo alle nuove generazioni, e un pensiero particolare ai seminaristi della Chiesa di Chioggia: avete già un posto speciale nella preghiera del vostro nuovo Vescovo. Invochiamo il dono di sante vocazioni al Ministero!

Non vengo a cominciare da zero

So di arrivare in una Chiesa che ha già camminato. Non vengo a cominciare da zero. Anzi!

Ho già potuto conoscere, almeno attraverso quanto mi è stato consegnato, il cammino delle Comunità cristiane sinodalie la scelta di costruire comunità nelle quali tutto il Popolo di Dio possa assumere la propria responsabilità battesimale; una Chiesa che ha individuato nella Parola, nell’Eucaristia, nella fraternità e nella missione i pilastri sui quali continuare a edificare la vita delle comunità per rendere più bella e vera la vita di tutti.

Guardo con rispetto e apprezzamento a questo cammino.

Non desidero arrivare con programmi già scritti. Camminiamo insieme sul sentiero tracciato dal mio caro confratello S.E.R. Mons. Giampaolo Dianin.

Prima ascolterò.

Ascolterò i sacerdoti, i diaconi, le consacrate e i consacrati; le famiglie e i giovani; coloro che servono le comunità; chi è vicino alla Chiesa e cercherò di ascoltare anche chi se ne è allontanato.

Desidero conoscere questa terra, le sue comunità, le sue tradizioni, il lavoro della sua gente, le sue attese, le sue ferite e le sue speranze. Compresi coloro che sono emigrati dalle nostre terre e coloro che vi giungono.

Poi cercheremo insieme ciò che lo Spirito chiede alla nostra Chiesa.

Perché oggi più che mai comunione, collaborazione e corresponsabilità non sono semplicemente un metodo organizzativo: sono condizioni della missione. Così mi ha insegnato il Cardinale Dionigi Tettamanzi.

Il Vangelo secondo Giovanni ci consegna le parole di Gesù:

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto» (Gv 15,16).

Siamo scelti per essere mandati.

E la missione che ci attende è grande: raggiungere anche coloro che non si ricordano più di Gesù e coloro che forse non lo hanno mai realmente conosciuto.

Desidero con voi una Chiesa che custodisca con gratitudine quanto ha ricevuto e, proprio per questo, abbia il coraggio di portare il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi; una Chiesa capace di dire a ciascuno: c’è un posto anche per te; Cristo ti cerca, ti conosce e ti ama. Crediamo insieme, preghiamo insieme che nella vita di ogni battezzato può fiorire la vocazione che Dio sogna per noi, così porteremo frutto.

Alla Chiesa del Triveneto

Saluto con rispetto e fraternità la Conferenza Episcopale Triveneta, nella quale entrerò a far parte, e il suo Presidente, il Patriarca di Venezia, S.E.R. Mons. Francesco Moraglia.

Desidero camminare con i confratelli Vescovi nella comunione che nasce dal Vangelo e dall’unica missione che ci è affidata.

Assicuro fin d’ora la mia comunione ecclesiale, la collaborazione e la corresponsabilità nel servizio alle Chiese del nostro territorio e con una preghiera incessante per questa umanità trafitta dal dolore e pregheremo uniti ai fratelli e sorelle delle confessioni cristiane. Uniti ai credenti di altre religioni e a tutti coloro che lo vorranno.

«Vi ho chiamato amici»

Tra le parole del Signore che desidero consegnare oggi a me stesso e a voi scelgo ancora quelle pronunciate da Gesù nel Cenacolo:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).

E ancora:

«Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamato amici» (Gv 15,15).

È da qui che desidero ripartire:

stare con Lui;
rimanere nel suo amore;
lasciarci chiamare amici;
e poi andare insieme, come fratelli e sorelle.

Non siamo mandati per noi stessi, né per difendere posizioni o costruire qualcosa che porti il nostro nome.

Siamo mandati nel campo di Dio che è il mondo perché Gesù Cristo possa essere incontrato, conosciuto e amato.

Sto imparando che questa è la ragione del ministero del Vescovo. Così mi ha insegnato e testimoniato il Cardinale Angelo Scola.
Questa è la ragione della vita della Chiesa.

Carissimi fratelli e sorelle di Chioggia, vengo tra voi per camminare con voi.

Avrò molto da imparare e per questo vi chiedo fin d’ora il dono della vostra preghiera, della vostra sincerità, della vostra collaborazione e anche della vostra pazienza.

Aiutatemi ad essere per voi un padre, con voi un figlio e un fratello, e in mezzo a voi un pastore secondo il cuore di Cristo.

Permettetemi di esprimere un pensiero grato e riconoscente all’Arcidiocesi di Milano, che mi ha generato alla vita cristiana e al presbiterato, mi ha formato e mi ha educato all’amore per Gesù, per la Chiesa e alla passione per il Vangelo.

Tra i molti volti di pastori e di fedeli che porto nel cuore ricordo con particolare riconoscenza il Cardinale Carlo Maria Martini, che mi ha ordinato presbitero e dal quale ho imparato l’amore per la Parola di Dio, per la Chiesa e per la Terra Santa, l’ascolto e la ricerca instancabile di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa.

All’Arcivescovo attuale, S.E.R. Mons. Mario Delpini un caro saluto fraterno per il dono della Consacrazione Episcopale.

Mater mea, fiducia mea

Infine affido tutto a Maria.

In questi anni come Rettore al Pontificio Seminario Romano Maggiore ho ripetuto tante volte un’invocazione che è diventata sempre più profondamente anche la mia:

Mater mea, fiducia mea.
Madre mia, fiducia mia.

Ho imparato a fidarmi di Lei, ma quanto devo farlo ancora!

A Lei affido la Chiesa di Roma, che lascio con gratitudine e profondo affetto.

A Lei affido la Chiesa di Chioggia, la cui Cattedrale è dedicata a Santa Maria Assunta, e che oggi ricevo dalle mani del Santo Padre.

A Lei affido i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i consacrati e le consacrate, le famiglie, i bambini, i giovani, gli anziani, gli ammalati, i poveri e tutte le persone che il Signore mi permetterà di incontrare.

E so che nel cuore di Maria ritroverò sempre anche tutti voi.

Ci vedremo presto, parteciperò con gioia all’Assemblea Diocesana che ci sarà il 27 settembre e alla due giorni di formazione per il clero che sarà il 12 e il 13 ottobre.

Vi porto nella preghiera e nell’Eucaristia.

E mentre inizia un nuovo tratto di strada, invoco su Roma e su Chioggia la benedizione del Signore.

Che Maria ci custodisca,
che i santi martiri Felice e Fortunato intercedano per noi,
e che il Signore Gesù ci conceda la grazia di stare con Lui per poter essere mandati, insieme, là dove gli uomini e le donne del nostro tempo attendono ancora la gioia del Vangelo.

Con affetto, gratitudine e fiducia vi benedico tutti!

Pregate per me.