IL DUPLICE LUTTO NELLA CHIESA CLODIENSE

Sacerdoti, sempre

Omelia del vescovo alle esequie di don Pietro Schiappadori e don Aldo Marangoni

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Oltre 40 sacerdoti hanno concelebrato mercoledì 30 ottobre col vescovo Adriano in cattedrale le esequie di mons. Antonio Pietro Schiappadori e don Aldo Marangoni, presenti anche il nipote di quest’ultimo don Rossano e il sindaco di Porto Tolle. Canti della corale di Sambruson.

Cari confratelli, familiari e amici fedeli, siamo qui a ringraziare il Signore per questi due sacerdoti e amici che ha dato a questa nostra Chiesa di Chioggia e ad accompagnare con la nostra preghiera il loro passaggio ‘da questo mondo al Padre’. Una vita, la loro, segnata dalla risposta alla chiamata del Signore a servirlo nell’annuncio del Vangelo e nelle tante persone che hanno incontrato nei lunghi anni del loro ministero sacerdotale. Ognuno di loro, in maniera diversa, ha vissuto questi ultimi 10 anni in maniera da farsi trovare “pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese, simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”. Hanno vissuto entrambi, nella trepida e serena consapevolezza, l’attesa del Signore che hanno amato e servito tutta la vita nelle diverse situazioni in cui sono stati posti, come ci è stato ricordato all’inizio della celebrazione. Don Pietro (don Pierino) ha servito con umiltà, coraggio e passione particolarmente in tre parrocchie della diocesi: san Martino, Donzella e san Domenico, dopo la breve prima destinazione a Pettorazza Papafava. Da una sua lettera al vescovo Angelo Daniel, riassuntiva del suo ministero, si deduce il criterio pastorale che lo ha sempre ispirato: vicinanza alla gente nelle situazioni di disagio, specie a Donzella, attenzione ai ragazzi e giovani nella catechesi, incontri nelle famiglie e – scrive – catechesi all’interno delle case, proposta di momenti di preghiera a gruppi e associazioni, cura degli ambienti e strutture parrocchiali. Dopo il momento di depressione degli anni 1998-2000, nell’aprile del 2001 avrebbe voluto ritornare al servizio parrocchiale della sua ‘san Domenico’ per la quale molto si era speso. Ha scritto: “In tutti gli anni del mio sacerdozio, non ho mai chiesto nulla ai miei superiori, ora le chiedo di poter riprendere a svolgere il mio servizio pastorale a san Domenico, Santuario cui mi sento legato e amo più delle mie cose personali; nello stesso tempo mi impegno pure ad aiutare la parrocchia di Borgo San Giovanni”. La richiesta era accompagnata da lettera sottoscritta da 28 collaboratori pastorali nei vari servizi. In essa si diceva: “Don Pietro Schiappadori si è tanto prodigato per il bene delle anime, visitando ogni anno tutte le famiglie e ha reso in 18 anni il Santuario del Cristo accogliente, dotandolo di nuovi impianti, restaurando l’organo, la struttura della chiesa, il campanile, con l’intervento del Magistrato alle acque…”. Ho voluto dare qui voce a don Pietro perché in questi 10 anni di mia presenza a Chioggia l’ho sempre incontrato umile e silenzioso. Grazie, caro don Pietro, per la tua testimonianza sia nell’attività pastorale che nei lunghi anni del silenzio umile e orante.

Don Aldo invece ha servito la nostra Chiesa in una lunga serie di servizi vari, specie a Cavanella d’Adige e a Donada. Nel suo testamento scritto per tempo nel ‘Cenacolo di Cavarzere’ esprime la consapevolezza di essere in attesa dell’incontro con il Signore e di prepararvisi adeguatamente. Nei miei incontri l’ho sempre trovato affabile, rispettoso della mia persona ma soprattutto della ‘figura e missione del vescovo’ come ho visto sempre si esprimeva negli scritti rivolti ai vescovi miei predecessori. Tra il Natale 2012 e il Capodanno 2013 mi scrisse: “Ricordo sempre il Vescovo, non solo ufficialmente nella preghiera eucaristica di ogni giorno… Affido con umiltà alla Santa Madre di Dio le intenzioni del nostro Pastore “Guida Apostolica” mandatoci dalla Provvidenza. Con animo riconoscente porgo i miei filiali auguri ed Ella nella sua bontà voglia benedirmi. Ho bisogno anche perché, come Ella vede, sono così vicino al traguardo della mia povera vita. Grazie”.

E ringrazio il Signore di avermi concesso di pregare e di tracciare sulla sua fronte il segno della Croce pochi istanti prima della sua morte. Grazie caro don Aldo.

A tutti e due auguro ora, con le parole del libro di Giobbe di “vedere Dio… voi stessi, e che i vostri occhi lo contemplino ora non da stranieri”, cioè non da lontano, ma dall’interno della sua stessa Casa Celeste, sperimentando direttamente quanto spesso ascoltato dall’apostolo Paolo: “E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”.

+ Adriano Tessarollo