SGUARDO PASTORALE

Prospettive future dalla visita pastorale

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Nell’occasione di un incontro col clero nel mese di maggio il vescovo ha condiviso le proprie riflessioni offrendo alcuni semplici ma concreti spunti per un programma pastorale biennale. Sullo sfondo, una sfida ambiziosa ma necessaria e improrogabile: quella di modellare comunità parrocchiali in grado di camminare assieme tra di loro per una Chiesa locale sinodale. La tentazione da superare è quella del “fai da te” che si nutre di una sterile autoreferenzialità e che porta all’isolamento pastorale e all’improvvisazione. La sfida di innescare processi di sinodalità chiede la forza di lavorare e puntare su relazioni improntate alla fraternità, alla stima e al dialogo. Le prime relazioni da coltivare e convertire all’insegna della sinodalità sono proprio quelle all’interno del presbiterio diocesano, tra presbiteri e tra i presbiteri con il loro vescovo. La fraternità e la stima reciproca permetteranno un ascolto più attento e un dialogo più sincero mettendo in moto un reciproco senso di responsabilità. Nelle parrocchie, ormai riunite quasi tutte in unità pastorali, anche il ruolo dei presbiteri (siano parroci o co-parroci o vicari parrocchiali) è cambiato così che la prerogativa del presbitero in una comunità cristiana è quella di essere un “facilitatore dell’unità”: egli, infatti, è colui che presiede alla comunione delle comunità di fedeli affidategli. Il ministero del pastore di una comunità, come sottolinea il vescovo, deve puntare a spendersi nelle relazioni con le persone delle sue comunità, favorendo la crescita di fedeli battezzati che si interessino della vita della comunità. Il ministero del parroco, dunque, deve caratterizzarsi dei tratti della condivisione, della accettazione e della collaborazione. L’urgenza per cui spendersi nei prossimi anni sarà la formazione di comunità in grado di sostenersi nell’azione pastorale dell’annuncio, nella celebrazione della liturgia e nel servizio della carità. Significa, dunque, offrire strumenti e opportunità formative attraverso le quali maturino il senso di appartenenza ad una Chiesa locale e il senso di una responsabilità personale nell’annuncio del Vangelo a beneficio di un territorio particolare. Si intende dunque rafforzare gli strumenti che sostengono quella formazione ordinaria dei fedeli di ogni parrocchia ma anche di avviare una formazione a compiti e servizi specifici che possono essere affidati ai fedeli laici. Per realizzare questo obiettivo, il vescovo Adriano suggerisce anche di rafforzare la struttura dei vicariati foranei per trovare risorse e un bacino di utenza adeguati perché l’offerta formativa sia significativa e trovi, nell’ambito di una zona pastorale omogenea, il luogo per una formazione che diventi permanente. Infine, non mancano delle priorità da perseguire: innanzitutto non si potrà prescindere da una “riconsegna” della Parola di Dio al suo popolo. È dall’ascolto appassionato della Parola che nasce e si risveglia la fede, così che – per offrire strumenti per la cura della vita interiore – si punterà ad istituire luoghi, anche a dimensione familiare, per una “Scuola della Parola” e a curare la liturgia domenicale, in modo particolare l’omelia. La seconda priorità è l’attenzione all’età della preadolescenza e adolescenza; il vescovo Adriano chiede di puntare ad aprire orizzonti nuovi adatti ai nostri ragazzi e giovanissimi senza chiudersi sul già fatto. Terza e “ultima” priorità sono le famiglie che anche per i presbiteri devono diventare luogo di incontro e di dialogo partendo proprio dalle situazioni più deboli che in esse si trovano: anziani, malati, coppie in situazione di fragilità… L’input è partire dalle situazioni che chiedono e desiderano essere accompagnate nella fede per poi rendere “buono” l’intero contesto familiare. L’impegno per noi presbiteri sarà quello di essere strumenti della grazia sacramentale con la nostra presenza affinché a tutti arrivi il Cristo Pastore e Consolatore.

don Simone Zocca