Sguardo Pastorale

Sul legno della pastorale

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L’attività pastorale nelle nostre parrocchie sta portando a termine gli ultimi incontri di catechesi dei gruppi dei ragazzi, con la celebrazione dei sacramenti per quelli fra di loro che terminano il cammino di iniziazione cristiana. Il mese di maggio e il ritrovarsi, oltre che nelle chiese, nelle calli o agli ingressi delle abitazioni per la recita
del rosario spesso sostituisce l’impegno di altri incontri formativi dei gruppi.

Lo sguardo è orientato al tempo dell’estate con la programma- zione di attività in qualche oratorio e campetto parrocchiale o di campi “scuola” parrocchiali e diocesani. Per le località a vocazione turistica si aggiunge un’attenzione pastorale all’accoglienza dei turisti, volti nuovi o conosciuti. L’attività ordinaria si trasforma in straordinaria e i ritmi delle giornate cambiano. Ma chi è abituato a guardare il mare anche d’inverno, d’estate non ferma lo sguardo all’altezza degli ombrelloni e delle capanne, e punta l’orizzonte perché non è mai calma piatta. Poi, l’immagine della Chiesa come barca che naviga e solca acque tranquille o pericolose dice come è necessario saper tenere il legno in mare in ogni condizione.

Per cui se stiamo entrando in un periodo di relativa calma, serviamocene per prepararci ad una navigazione che chiederà testimonianza, impegno, conoscenze e competenza. Guardando avanti dovremo saper affrontare delle sfide, alcune nuove altre sono quelle di sempre. Quest’anno pasto- rale i consigli diocesani, presbiterale e pastorale, si sono soffermati su alcuni temi che rimangono cruciali e quindi saranno al centro del nostro prossimo futuro: le vocazioni alla vita sacerdotale e consacrata, i giovani.

Ricordo come anche il corso residenziale di formazione dei sacerdoti, lo scorso ottobre, abbia focalizzato il tema della pastorale giovanile nelle parrocchie e in diocesi. Questi due temi o nodi pastorali non sono certo esauriti e ci rimandano ora ad un impegno pastorale che si traduca in un potenziamento degli strumenti e dei luoghi che ne favoriscano il concer- tamento delle iniziative e delle buone prassi. Negli incontri del clero, in questo mese di maggio, sarà rilanciata la discussione e la riflessione an- che su un altro tema importanti: la vita comune dei sacerdoti. Non si può più liquidare la questione nascondendosi dietro il dito del “non siamo religiosi”.

La vita comune non è una prerogativa dei religiosi, il codice di diritto canonico ne raccomanda vivamente ai chierici la pratica, almeno in una qualche consuetudine (can. 280). La fonte del canone citato è Pre- sbyterorum ordinis al n. 8 e diversi sono i modi per attuare alcune prassi di vita comune. L’abitudine che ad una canonica corrisponda la figura di un parroco è per forza di cose ormai scalzata, ma l’alternativa che il codice offre non è quella di avere un parroco con più canoniche (evidentemente con l’imbarazzo della scelta di dove vivere da solo!), ma quella che il vescovo (l’ordinario, per la precisione) permetta che dimori in una abitazione comune a più presbiteri (can. 533 § 1). Ma su questo argomen- to sicuramente avremo occasione di ritornarci per approfondirlo.

C’è una questione fra altre, cui accenno solo e che svilupperò successivamente: quella irrimandabile di offrire una formazione permanente ai battezzati laici, pensando a quelli che prestano o presteranno un loro servizio speci- fico nelle nostre parrocchie in riferimento alle dimensioni dell’annuncio, della liturgia e della carità o con altri compiti di responsabilità pastorale, come anche a quelli che desiderano approfondire temi di vita cristiana.

don Simone Zocca