RIFLETTENDO SUL VANGELO - TERZA DOMENICA DI PASQUA

Gesù ci ama con tutti i nostri limiti

LETTURE: At 5, 27b-32. 40b-41;  Sal 29; Ap 5, 11-14;  Gv 21, 1-19

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Il Vangelo di questa domenica, la 3ª di Pasqua (Gv 21, 1-19), ci presenta Gesù risorto dai morti e nello stesso tempo immerso nella realtà concreta e limitata dei suoi amici.

Pietro e gli altri amici decidono di ritornare a pescare dopo gli eventi drammatici della morte di Gesù. Ancora una volta, però, sperimentano la limitatezza della loro vita, fatta di fallimenti e ‘reti vuote’, quando sono lontani dalla presenza del Signore.

“Ma quella notte non presero nulla” (v. 3). Questa è la realtà che anche noi sperimentiamo quando ci lasciamo vincere dallo scoraggiamento e non gettiamo le reti, cioè le nostre capacità e la nostra vita, sulla Parola di Gesù, rimanendo vuoti, tristi, senza frutto, anzi, “senza pesci”.

Ma Gesù, come a Pietro e agli altri, si mostra vivo proprio lì dove siamo, dove, tante volte, ci rifugiamo presi dallo sconforto e dal non senso, e non dentro ‘pareti sacre’ e lontane dalla vita.

Non ci resta che trovare la forza di riconoscerlo come “il Signore” della nostra vita per avere la gioia di assaporare la sua amabilità nei nostri confronti con una “pesca” più che abbondante.

Ecco il Gesù che crediamo e annunciamo ancora oggi come cristiani e come comunità di credenti: è il Signore Gesù che non si stacca dalla vita reale ma ci sta dentro in modo pieno. Addirittura mangia con noi, si mostra, cioè, “il vivente” in modo concreto e non ‘per finta’.

Ed è proprio qui, in questo contesto di ritrovata fiducia, di convivialità che Gesù va incontro a Pietro: cerca Pietro nel suo limite e soprattutto lo ama nel suo limite. Gesù non ci ama “nonostante i nostri limiti”, ma ci ama con tutti i nostri limiti, anzi, potremmo dire, ci ama specialmente per quelli! Sono le nostre fragilità che, possiamo dire, attirano la tenerezza di Dio, la sua compassione. Nel mondo tanti passano la vita cercando di mostrarsi ciò che non sono, mascherando le proprie fragilità; con Dio possiamo davvero diventare noi stessi perché ci riscopriamo amati fino in fondo!

Ed ecco che Gesù ricerca ancora un legame con l’infedele Pietro, un legame di amore che sembrava dissolto con il triplice rinnegamento in quella notte del processo. Pietro è ancora lì e Gesù pure, e quest’ultimo ritorna a fidarsi e ad affidare la sua Comunità al discepolo imperfetto, ma proprio per questo amato di più.

Gesù nella sua tenerezza e misericordia vuole incontrare Pietro, che per paura lo aveva rinnegato, e gli rivolge quelle semplici e profonde domane: “Mi ami? Mi vuoi bene?” “Signore, tu sai che ti voglio bene, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene!” (vv. 15-17). E Gesù rinnova tutta la sua fiducia in Pietro e lo conferma nella sua missione di capo degli apostoli e della Chiesa.

È quello che Dio ci chiede quotidianamente, dopo ogni nostra infedeltà, dopo ogni nostro peccato, davanti a ogni decisione da prendere: “Mi ami tu?”.

È importante notare che l’Amore chiede solo amore: “Mi ami tu?”.

È davvero consolante tutto questo. Il Risorto che ci cammina accanto e che si svela a noi nella Parola e nello spezzare il pane, non recrimina per i nostri rinnegamenti, non ci sgrida, non minaccia e neppure subordina il perdono al fatto che gli manifestiamo il pentimento. Semplicemente ci spalanca la via della riconciliazione, una via scandita da quel “mi ami tu?”.

Allora anche noi, come Pietro, se sappiamo rispondergli “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene” (v. 17), saremo pronti ad accogliere l’invito di Gesù a seguirlo, sicuri di trovare in Lui il ‘tutto’ della nostra vita.

don Danilo Marin