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Quaresima (3): “la preghiera”

Mt 6,5-15. “E quando pregate, non siate simili agli ipocriti...”.

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Scrive Romano Guardini: “In generale l’uomo non prega volentieri. È facile che egli provi, nel pregare, un senso di noia, un imbarazzo, una ripugnanza, un’ostilità addirittura. Qualunque altra cosa gli sembra più attraente e più importante. Dice di non aver tempo, di aver impegni urgenti, ma appena ha tralasciato di pregare, eccolo mettersi a fare le cose più inutili. L’uomo deve smettere di ingannare Dio e se stesso. È molto meglio dire apertamente: “Non voglio pregare”.”

Ma è vero che la preghiera è solo noia? Che immagine abbiamo della preghiera?

– Un obbligo da adempiere? Allora la preghiera diventa pesante, e si cercherà di pregare il più in fretta possibile e la si eviterà adducendo ogni scusa.

– Un gettone di un distributore automatico? Allora la preghiera sarà quasi una formula magica e si finirà per pregare solo quando se ne ha bisogno o per risolvere un problema.

– Un bla bla verso un Dio distratto, lontano e muto? Allora la preghiera è ridotta al solo “dire le preghiere” che si sono imparate a memoria, in maniera stanca e ripetitiva.

Ma allora cosa è la preghiera? Dice Santa Teresa d’Avila: “La preghiera altro non è che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati”. E Papa Benedetto ha scritto: “Senza la preghiera, l’io umano finisce per chiudersi in se stesso, e la coscienza, che dovrebbe essere eco della voce di Dio, rischia di ridursi a specchio dell’io, così che il colloquio interiore diventa un monologo dando adito a mille auto-giustificazioni. La preghiera, perciò, è garanzia di apertura agli altri: chi si fa libero per Dio e le sue esigenze, si apre contemporaneamente all’altro, al fratello che bussa alla porta del suo cuore e chiede ascolto, attenzione, perdono, talvolta correzione ma sempre nella carità fraterna. La vera preghiera non è mai egocentrica, ma sempre centrata sull’altro… La vera preghiera è il motore del mondo, perché lo tiene aperto a Dio. Per questo senza preghiera non c’è speranza, ma solo illusione. Non è infatti la presenza di Dio ad alienare l’uomo, ma la sua assenza… Parlare con Dio, rimanere alla sua presenza, lasciarsi illuminare e purificare dalla sua Parola, ci introduce invece nel cuore della realtà, nell’intimo Motore del divenire cosmico, ci introduce per così dire nel cuore pulsante dell’universo”.

La radice della preghiera è dunque l’immergersi nell’amore di Dio per noi, è un cammino che non è mai finito, perché l’amore non finisce mai, è itinerario di maturazione all’amore e nell’amore. Il centro della preghiera è Dio e non noi stessi, Lui e non i nostri bisogni o problemi. Ricordiamo la preghiera di De Foucauld: “Padre mio, io mi abbandono a Te, fa’ di me ciò che ti piace, sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me…”. La quaresima ci aiuti a metterci alla scuola di Gesù, chiedendogli come degli Apostoli: “Signore, insegnaci a pregare!”. Da persone che sanno le preghiere e devono pregare diventeremo persone che sanno e vogliono pregare

+ Adriano Tessarollo