SGUARDO PASTORALE

Dacci la forza di osare di più

lievito
Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail

“O Signore, dacci la forza di osare di più. La capacità di inventare. La gioia di prendere il largo. Il fremito di speranze nuove. Facci provare l’ebbrezza di camminare insieme, donaci una solidarietà nuova e comunione profonda”. Con queste parole iniziali della preghiera dell’operatore pastorale del vescovo Tonino Bello è iniziato l’incontro vicariale fra il vescovo Adriano e gli operatori pastorali delle parrocchie del territorio cavarzerano, lo scorso 29 gennaio.

La riflessione, poi, si è sviluppata attorno a Mt 13, 33, cioè la parabola che paragona il regno dei cieli ad un pugno di lievito che fa fermentare una grande misura di farina. Il vescovo Adriano, da biblista e pastore, ha spiegato con la forza delle immagini e dei ricordi personali il senso di questa parabola cercando di seminare nella mente e nel cuore dell’uditorio presente (nella chiesa parrocchiale di Villaggio Busonera si è registrata una numerosa presenza di “addetti ai lavori”) le ragioni per continuare a sperare per il futuro delle nostre comunità, pur in un contesto difficile, sia per quanto riguarda l’annuncio e la trasmissione della fede sia per quanto riguarda la presenza dei sacerdoti, affinché ognuno prendesse maggiore consapevolezza del dono ricevuto a servizio del contesto socio-religioso nel quale vive.

Mentre ascoltavo il vescovo parlare, ho pensato a quanto fosse carica di speranza quella parola di Gesù appena ascoltata; con la mente ho pensato a come in me sia cambiata nel tempo l’idea di “Regno di Dio”, dall’idea di una realtà nuova che sarebbe calata dal cielo per cambiare le povertà umane all’idea di una realtà che è già in mezzo a noi nella presenza misteriosa del risorto che anima le comunità cristiane e se ne serve per annunciare ancora oggi la buona notizia del vangelo nonostante la povertà dei mezzi materiali e umani.

Perché il Regno di Dio è i volti delle persone che ognuno di noi ha al suo fianco, non quelli che desidererebbe vedere o che potrebbero esserci; il Regno di Dio è in quello che ognuno di noi è nel momento in cui si lascia incontrare dal Cristo; ma il Regno di Dio è anche di più perché è ciò che ognuno di noi può costruire nelle relazioni con gli altri ritessendole di volta in volta a partire dalla propria conversione.

C’è uno stile nuovo allora che ognuno di noi deve assumere: è lo stile di chi prende sul serio il dono che ha ricevuto e lo valorizza con i doni che gli altri hanno ricevuto, alla luce della Parola che scalda il cuore e mantiene fedeli nella comunione. È così che si può “sognare” e lasciarsi guidare nella strada della vita, come succedeva ai padri nella Bibbia. È così che si trova il coraggio di inventare o, per meglio dire, aprire strade da percorrere pur nel deserto dei punti di riferimento e delle paure.

Molte volte lo scoraggiamento nell’opera pastorale subentra non solo di fronte alle prove ma anche ai cambiamenti: si prova allora la sensazione di essere soli perché sembrano sparite le “tradizionali” sicurezze, cioè quei riferimenti abitudinari nei quali siamo cresciuti, e tutto sembra procedere allo sfascio. Ma un conto sono le nostre tradizioni religiose mentre un altro è la Tradizione della Chiesa che è ben consolidata attorno al nucleo delle verità di fede e di morale (depositum fidei), dei sacramenti e dell’insegnamento del Magistero. La realtà ecclesiale, nella quale viviamo, è quanto mai dinamica e ci chiede di vivere dei cambiamenti; questo non vorrà dire rinnegare la Tradizione della Chiesa, ma piuttosto conoscerla meglio e tradurla pastoralmente nel tempo che viviamo.

don Simone Zocca