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-- Briciole di Pastorale -- XIII Tempo Ordinario 2017

XIII-ordinario-2017

Io non c’ero e se c’ero non vidi

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Io non c’ero e se c’ero non vidi

Ascoltando quanto sta emergendo sulla vicenda delle due Banche venete, e non solo, mi vengono spontanee alcune domande. Ma da quanto tempo tutti i responsabili politici ed economici pubblici ci vanno dicendo che non c’è da preoccuparci, che le nostre Banche sono a posto, sono solide e sicure e che i risparmiatori possono stare tranquilli?

Non sapevano proprio nulla? Ma la mia domanda va ben oltre. Parto dal fatto che c’è una grande preoccupazione per la salvaguardia del posto di lavoro delle migliaia di dirigenti, consulenti e dipendenti di queste Banche, che hanno percepito sempre, chi più chi meno, i loro lauti, e per alcuni lautissimi, compensi.  Ma possibile che tutta questa marea di gente non abbia mai capito o saputo niente di quanto da anni stava succedendo? E nessuno mai ha parlato?

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Conti pubblici

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Conti pubblici

Vescovo-Adriano-TessarolloLeggevo nei giorni scorsi che a Roma gli scioperi delle varie ‘sigle sindacali’ (ma in pratica si possono oggi definire ‘corporazioni di interessi’) dei trasporti hanno un costo annuale, per perdite, di circa 50 milioni di Euro. Ormai lo sciopero è divenuto troppo spesso strumento di potere di gruppi che avanzano pretese in contrasto col bene comune. Si invocano diritti sociali che riguardano solo alcune classi o gruppi o lobby, e quindi non sono più sociali in quanto riguardano il bene comune, ma diventano difesa di interessi ‘privati’ di quel gruppo o categoria, i cui costi però ricadono su tutti. Avere lavoro/stipendio da un servizio pubblico, comporta sapere che le conseguenze dello sciopero ricadono proprio sugli utenti e sui cittadini che pagano per quel servizio e del quale si sentono privati senza loro colpa alcuna. Le rivendicazioni delle loro pretese, non aggiustate tramite dialogo e tenendo conto delle risorse disponibili, si scaricano, ripeto, sugli utenti, spesso più poveri degli scioperanti, che ne fanno le spese pagando caro il mancato servizio, subendone i disagi delle interruzioni e subendo poi un continuo rincaro dei costi che ricadono comunque sui cittadini. Tanto si sa che i servizi pubblici di ogni specie vanno comunque sempre avanti, anche se in permanente passivo, dato che la copertura è assicurata dai contributi degli utenti e dalle tasse di tutti i cittadini. Non sarà il caso talvolta di ‘voltarsi’ e guardare anche indietro, quando si fanno certe rivendicazioni.

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La fede in Gesù Cristo fa la grande differenza

L’OMELIA DEL VESCOVO ADRIANO PER LA FESTA DEI SANTI PATRONI FELICE E FORTUNATO

La fede in Gesù Cristo fa la grande differenza

santi-e-vescovoRitorniamo a celebrare la festa dei santi martiri Felice e Fortunato a 17 secoli di distanza del loro martirio, in un secolo nel quale numerosissimi tornano ad essere i martiri: i dossier parlano di oltre 100 milioni di vittime cristiane in condizioni di detenzione e persecuzione, di decine di migliaia di cristiani uccisi per ragioni strettamente legate alla loro fede e di qualche migliaio di chiese colpite per la stessa ragione, barbarie che proprio un tempo che avanza pretese di progresso culturale rivela invece un preoccupante aumento dell’intolleranza specificamente verso i cristiani. È vero che abbiamo appena ascoltato dal vangelo di Giovanni: “Se il mondo vi odia, sappiate che ha odiato me prima di voi. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che gli appartiene, ma io vi ho eletti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18s). Questo ci dice che il martirio è una dimensione dell’imitazione di Cristo, che è stato martire della verità, come lui stesso ha confessato davanti a Pilato, qualche ora prima di affrontare il suo martirio: “Io sono nato per questo e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Nell’Apocalisse al cap. 7 leggiamo la visione dei salvati, una moltitudine di uomini e donne di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Ma tra di loro spicca un gruppo vestito di bianco dei quali si dice: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario”. Oggi la “grande tribolazione” si rinnova ed è presente in tanti paesi dove migliaia di Cristiani sono martirizzati, venduti, torturati, svantaggiati, discriminati e addirittura crocifissi, a fronte dell’indifferenza di tutti e anche di noi cristiani. Già Giovanni Paolo II scriveva nella lettera apostolica Tertio Millennio adveniente: “Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri”. Solo poche volte il mondo informa o si interessa del martirio cristiano, si interessa solo quando si tratta di attacchi terroristici in Occidente. Più volte anche papa Francesco ha ricordato che nel secolo scorso sono stati perseguitati e martirizzati più cristiani a causa della loro fede che nei primi tre secoli insieme.

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Iniziazione cristiana e cura degli adolescenti

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Iniziazione cristiana e cura degli adolescenti

don adrianoIn questi mesi primaverili, marzo-aprile-maggio-giugno i ragazzi della maggioranza delle parrocchie e Unità pastorali della nostra diocesi hanno ricevuto i Sacramenti della Cresima/Confermazione e della Comunione eucaristica unitamente nella medesima celebrazione eucaristica domenicale. L’età scelta è quella dei 10/11 anni circa (riferimento scolare, fine del primo ciclo della scuola primaria). Tale scelta, rispetto alla consuetudine da molto tempo in atto, rappresenta un anticipo del Sacramento della Cresima/Confermazione e un posticipo dell’ammissione alla Comunione eucaristica. Diversi genitori, alcuni catechisti e qualche bambino mi hanno chiesto il perché di tale cambiamento, anche perché in alcune parrocchie loro vicine tale scelta non viene condivisa. Come sempre, ci sono ragioni che motivano sia la scelta di conservare quanto fatto finora sia la scelta del cambiamento. Tocca a chi ha introdotto il cambiamento far conoscere le ragioni che hanno portato a tale scelta. Premesso che dell’argomento la nostra Chiesa, e non solo, si sta occupando ormai da diversi anni, le motivazioni che hanno indotto a questa scelta  sono principalmente tre.

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Papa Francesco all’ILVA di Genova

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Papa Francesco all’ILVA di Genova

vescovoPrendo spunto dalle parole di papa Francesco per richiamare l’attenzione sulla concretezza del vangelo che la Chiesa ha la missione di annunciare. Trovo urgente pensare quanto il vangelo influisce concretamente sulla vita sociale oggi e non solo a parole. Il vangelo riguarda l’uomo nel suo stare nel tempo, nel suo essere riconosciuto nella sua dignità umana e nel suo essere ‘figlio di Dio’ partecipe e destinato a condividere la ‘gloria divina col Figlio’ come ci ha ricordato la festa dell’Ascensione appena celebrata. Il papa ricorda a tutti che senza lavoro non c’è dignità e neppure democrazia. Questa è visione dell’umo ‘evangelica’ anche se non esclusivamente evangelica. Il papa con coerenza lascia intendere le conseguenze che ne derivano. Conseguenze che io mi limito a evidenziare con delle domande che diano da pensare a tutti, nessuno escluso, non solo cristiano ma anche cittadino di questo Stato. Che dignità può avere chi non è messo nelle condizioni di provvedere col suo lavoro e intraprendenza alla sua stessa vita e a quella della sua famiglia? È riconosciuta e promossa la dignità della persona dando qualche elargizione ad alcuni in qualche occasione e lasciando gli altri, anche più poveri, nell’impossibilità di trovare un lavoro? Il reddito di cittadinanza restituisce la responsabilità e la dignità o fa sentire alla persona che è un mantenuto e non un collaboratore prezioso alla vita e al benessere suo e di tutti? L’impossibilità di trovare lavoro tocca anche il senso stesso della democrazia e della libertà. E a questo proposito il papa cita la Costituzione italiana: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Ma che repubblica democratica è se oggi a metà dei giovani e a tanti adulti non è possibile accedere al lavoro? Si possono sentire parte di questa Repubblica democratica?

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Archivio

L’Archivio diocesano (via Perottolo 1) contiene materiale documentario di 9 secoli di storia della diocesi suddiviso in 4 fondi: Proprio dei vescovi, Archivio capitolare, Fabbriceria del duomo e Miscellanea, oltre a quello del Seminario.

Biblioteca

La biblioteca diocesana (nello stesso edificio) con 35.200 volumi e 3.000 opuscoli, in genere di carattere teologico, documenta le varie fasi dal 1500 al Concilio Vaticano II. Si integra col Museo per l’esposizione di edizioni pregiate.

Museo

Sorge accanto alla cattedrale in un edificio a U realizzato a fine anni '90 che s'innesta al Palazzo vescovile. Dedicato ai patroni Felice e Fortunato, si compone di 4 sezioni: storica, iconografica, argenteria, oggetti devozionali

Pinacoteca

Nel complesso Trinità (Piazza XX Settembre) l’oratorio del 1500 conserva tele di Piazza, Benfatti, Palma, Vicentino (1600); la chiesa (di Tiralli, 1707) ha dipinti di Mariotti, Vicentino, Damini e altri (60 tele, più statue e reperti).