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Diocesi di Chioggia

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-- Briciole di Pastorale -- 3° Pasqua 2017

III-Pasqua

A servizio del nostro territorio

IMMIGRATI E BORSE LAVORO

A proposito del pronunciamento di Forza Nuova sulla Caritas diocesana

A servizio del nostro territorio

immigrati-caritasNei giorni scorsi è apparso, in vari organi di stampa polesani, un comunicato di Forza Nuova di Rovigo che accusava la Caritas Diocesana di Chioggia di reclutare manovalanza a basso prezzo di richiedenti asilo per inserirli in aziende bassopolesane a scapito dei lavoratori italiani. Si definiva tale operazione ‘nuova tratta degli schiavi’ riproponendo l’idea che così gli italiani si vedrebbero scippati dal loro diritto al lavoro. Le affermazioni di Forza Nuova, oltre ad essere pregiudizialmente scorrette, sono inesatte e denotano la non conoscenza e comprensione di ciò che oggi la Caritas Diocesana di Chioggia sta operando nel territorio bassopolesano. Da oltre tre anni sul nostro territorio diocesano afferente alla provincia di Rovigo sono presenti diversi Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) che ospitano circa 200 richiedenti asilo politico, sbarcati sulle coste italiane a partire dal 2014. Per cause varie l’iter burocratico-legale delle richieste di protezione internazionale ha raggiunto tempi di attesa fino ai tre anni. Anni nei quali un richiedente asilo non può spostarsi dal territorio nazionale (vedi Dublino III), ma deve restare nel Paese di sbarco e di inoltro della domanda di protezione, fino al completo espletamento dell’iter. Consapevoli di una presenza relativamente consistente di giovani immigrati in questi Centri per periodi di tempo così lunghi, come Caritas diocesana, unitamente ad altre realtà di accoglienza del territorio, ci si è adoperati per migliorare la situazione di stallo dei richiedenti asilo internazionale e di insofferenza degli abitanti della zona, che osservano l’inattività di questi giovani all’interno dei centri, visto che il loro permesso temporaneo di soggiorno non esclude la possibilità di lavorare.

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Conoscere le politiche sociali

 

IL LAVORO E LA PRESENZA DELLE CARITAS NEL TERRITORIO DELLA REGIONE DEL VENETO SULL’IMMIGRAZIONE.

 

Breve quadro riassuntivo.

 

Audizione Quinta Commissione Consigliare 18 aprile 2017

 

Della popolazione di richiedenti asilo presente nel territorio della Regione del Veneto (tra le 14 e i 15 mila persone), circa 2400/2500 sono collegati alla rete di accoglienza del mondo Caritas o più in generale del mondo ecclesiale. In Italia le persone globalmente accolte in strutture ecclesiali censite a febbraio 2017 sono circa 23 mila.

 

Nel Veneto abbiamo:

 

circa 1700 persone accolte in strutture ecclesiali che fungono da Cas e Sprar;

 

circa 400/450 persone in strutture di seconda accoglienza (dove non vi è SPRAR);

 

circa 200 in altre forme di seconda  accoglienza non convenzionate

 

1. Distinguiamo il lavoro delle Caritas (fatto attraverso sue emanazioni che possano essere ONLUS o Cooperative di matrice Caritas), prevalentemente rivolto ai processi di inclusione sociale e di accompagnamento del migrante nel percorso per l’ottenimento del Permesso di soggiorno. In molti casi visto il diniego, molti soggetti ecclesiali si stanno impegnando anche per l’ulteriore accompagnamento per il ricorso. Tutto questo lavoro avviene all’interno dei Centri di Prima Accoglienza (alberghieri) che oggi rappresentano uno dei punti critici delle accoglienza nel nostro territorio. In questo senso sono le microrealtà spesso poco conosciute -  caritas parrocchiali e interparrocchiali, associazioni di volontariato informali) che con modalità il più delle volte gratuite operano nel territorio. E’ alla luce di questa attività di ascolto e di monitoraggio informale che possiamo poi esporre alcune considerazioni in riferimento alla proposta di legge regionale.

 

2. A questi si aggiungono altre forme di accoglienza più diversificate dopo il rilascio del permesso di soggiorno. In questo senso ci sono alcune sperimentazioni che riguardano la possibile implementazione (Rifugiato a casa mia) di un sistema di seconda accoglienza che – vista l’impossibilità di venire inseriti nello SPRAR – che coinvolga e faccia propria quella che viene definita ‘accoglienza diffusa’.  In questo contesto possiamo portare ad esempio la disponibilità di un numero ancora non censito di case canoniche o di altre locazioni di proprietà delle diocesi o altri enti religiosi come le Congregazioni religiose.

 

Lo sforzo culturale che le diocesi del Veneto stanno facendo è quello di ricomprendere il tema delle accoglienze con indissolubilmente legato al tema dei processi di inclusione sociale che oggi stanno preparando il volto e il pensiero degli immigrati che si stabiliranno nel nostro territorio. Noi conosceremo e saremo in grado di governare domani, ciò su cui oggi abbiamo investito in accompagnamento, formazione, capacità di interpretare i grandi movimenti storici che si implementano nei micro territori. Da questa finestra/osservatorio partecipato derivano le considerazioni che seguentemente consegniamo alla Quinta Commissione della Regione del Veneto.

 

 

Disposizioni in materia di prevenzione, controllo e sorveglianza sanitaria nei Centri di Accoglienza per immigrati ubicati nel territorio regionale.

 

E’ stato chiesto alle Caritas Diocesane afferenti al territorio della Regione del Veneto (nove Caritas Diocesane che fanno riferimento alle sette provincie più due Diocesi che non hanno nel loro territorio capoluoghi di provincia, Chioggia (VE) e Vittorio Veneto (TV), di esprimere un loro parere riguardo il Progetto di legge n° 207 sopra citato.

 

Alcune osservazioni:

 

  1. La preoccupazione di dare sistema alla dimensione sanitaria nei Centri di Accoglienza che attualmente ospitano richiedenti asilo, è importante vista la valenza pubblica che ha la salute di chi risiede nel territorio Veneto. Tale proposta abbisogna – almeno nelle premesse motivazionali -  di essere ricompresa, partendo e dando uno sguardo al complessivo fenomeno delle migrazioni e di quel specifico aspetto che definiamo migrazioni e salute.  La prevenzione e tutela della salute di migranti e lavoratori è già ampiamente coperta dalle norme ordinarie, nazionali e regionali, e non dovrebbe necessitare di altre prescrizioni. Al massimo, se ci sono specificità e urgenze, come già avvenuto in passato, sarebbe sufficiente emettere un atto tecnico o concordare protocolli operativi (per esempio come fatto per la profilassi e la prevenzione della Tbc).   Si tratta di uno sguardo che si sforza di vedere come si è evoluto nel corso di questi anni il rapporto tra migranti e la salute degli stessi.  La migrazione che sta interessando il nostro Paese nasce fondamentalmente come migrazione sana. Difatti ben si comprende che l’immigrato arriva nel nostro Paese con un patrimonio di salute sostanzialmente integro, vista anche la difficile trafila che ha compiuto dal luogo di partenza fino a qui.  L’autoselezione precede l’immigrazione e avviene generalmente dal Pese di partenza. L'immigrato non ci porta malattie esotiche, ma piuttosto è una persona da tutelare e proteggere. Proteggendo il migrante, si protegge la comunità.  Si può anche pensare che le complessive condizioni di vita cui l'immigrato dovrà conformarsi nel paese ospitante, potranno poi essere capaci di erodere e dilapidare, in tempi più o meno brevi, il 'patrimonio' di salute iniziale.    Ci possono essere situazioni che meritano un monitoraggio, ottenibile con interventi volti a favorire al massimo l'accessibilità e la fruibilità dei servizi sanitari e, in alcuni casi, la non onerosità delle prestazioni necessarie; queste sono gli aspetti da facilitare.  A queste stesse patologie sarebbe quanto mai opportuno dedicare specifici progetti di educazione sanitaria. Educazione sanitaria come uno dei molteplici approcci della più complessa inclusione sociale.  La condizione/situazione di pericolo immediato fatta trasparire dall’introduzione all’articolato, sembra essere più una preoccupazione politica che di sostanza e che poco corrisponde alla realtà dei fatti.

     

  2. Alla luce di queste osservazioni, ci sembra di notare che l’impianto dell’articolato sembra essere ‘difensivo’ partendo dal presupposto che dai migranti ci dobbiamo difendere anche dal lato sanitario. La proposta generalizza la presenza dei migranti ancora una volta come suscettibile di pericolo pubblico, dalla quale ci si debba difendere. A questo proposito sarebbe importante chiarire cosa si vuole indicare quando si nominano genericamente strutture e centri di accoglienza.  Sicuramente abbiamo presenti le strutture di grande ricettività che sono spesso nelle notizie dei mass media, ma una prevenzione sanitaria è da intendersi in tante altre situazioni/condizioni anche nei CAS di più ridotta ricettività. Forse è più opportuno parlare di monitoraggio epidemiologico più che di sorveglianza sanitaria, ciò per non ingenerare climi di artificioso allarmismo.  Se la preoccupazione è relativa ai grandi centri di accoglienza anche per questi ultimi norme, regolamenti e standard sono già definiti dalla normativa vigente. Speculazioni, soluzioni alloggiative improprie, sovraffollamenti non sono figli di un vuoto normativo ma di una scarsa programmazione e, in Veneto, della mancata collaborazione di tanti Enti Locali, che non hanno avuto dalla Regione grandi incoraggiamenti alla sperimentazione di forme innovative di accoglienza, facendo ricadere le responsabilità alle Prefetture. La questione degli standard citata nell’articolo 1, lettera b, e nell’articolo 5, comma 1, richiede solo un chiarimento sulla normativa vigente, peraltro già sottoposto all’Avvocatura dello Stato, stabilendo dove applicare le norme delle strutture residenziali e dove quelle delle strutture ricettive extra-alberghiere.

     

  3. Una terza criticità che sembra emergere – almeno da studi su scala nazionale, ma che risalta anche nella nostra esperienza di Caritas operanti nel Veneto,  è quella inerente alla salute mentale dei richiedenti asilo. E’ questo un aspetto che ha delle sue peculiarità e specificità bisognose di attenzioni. L’effetto migrante sano, comincia a mostrare i primi segni di logoramento negli indicatori di salute fisica e mentale, portando ricadute sfavorevoli sui costi di assistenza. Contribuiscono a questo sia i processi di acculturamento (spesso accompagnato dall’adozione di stili di vita non salutari), sia l’accumulo di svantaggi sociali (cattive condizioni di vita e di lavoro).

 

  In quale direzione sarebbe necessario adattare la programmazione sanitaria?

 

La direzione della Prevenzione del ministero della Salute ha evidenziato gli stimoli, offerti dalla definizione del profilo di salute della popolazione migrante, per orientare le azioni del Piano nazionale di prevenzione (Pnp) in modo sensibile alle differenze di rischio, salute e accesso alle cure. Tuttavia, nel nostro Paese il flusso migratorio più rilevante sfugge a questi sistemi di indagine. È quello che coinvolge i migranti che dall’Africa provano a venire in Italia, attraverso il canale di Sicilia e che mette sotto pressione i sistemi di controllo e di sorveglianza di frontiera. In particolare, si sottolineano due fenomeni: da un lato il peggioramento delle condizioni di arrivo osservato nell’ultimo biennio correlato al passaggio attraverso la Libia (che mina i migranti anche dal punto di vista delle condizioni economiche, assimilandoli per esperienza alle vittime di tratta); dall’altro lato, i migranti circolari che non riuscendo ad arrivare nei Paesi del Nord Europa entrano in circuiti di clandestinità e criminalità.

 

  1.  In questo senso compito della Regione potrebbe essere in conformità all’articolo 1 della proposta di legge, introdurre un lavoro in progress determinando un Tavolo di lavoro e di confronto  che abbia nella Regione stessa il ruolo di coordinamento, monitoraggio e supervisione, chiamando anche soggetti del Terzo Settore con i quali costruire un sistema di inclusione socio sanitaria che abbia durata almeno triennale, ponendo particolare attenzione ad alcune fragilità che si sono manifestate (salute mentale in primis) non escludendo monitoraggi sulle malattie infettive e restando fortemente in dialogo con il territorio e le Asl deputate. In questo senso l’inclusione sanitaria si rivela come una precisa ed essenziale componente della più ampia inclusione sociale.

     

    don Marino Callegari

 

 

 

OPERATORI CARITAS

PORTO VIRO. Utili spunti e approfondimenti grazie alla competenza della dr.ssa Zambello

Conoscere le politiche sociali

Incontro-CaritasCirca 45 persone si sono ritrovate domenica 12 marzo presso il Centro Salesiano “San Giusto” di Porto Viro per una mattinata di formazione e di approfondimento sul tema della “Strutturazione delle politiche sociali nei nostri territori”. Momento importante per chi, come gli operatori dei Centri di ascolto presenti in Diocesi, si trovano ad esercitare l’arte dell’ascolto e nel contempo a dare esatte indicazioni su dove e come far riferimento ai servizi socio territoriali presenti, soprattutto nelle municipalità. Abbiamo avuto la possibilità di avere come relatrice la dott.ssa Mirella Zambello, assistente sociale, già sindaco per un decennio del Comune di Villadose, docente di Servizi Sociali presso le Università di Padova e Venezia nelle facoltà che formano e preparano le figure professionali degli assistenti sociali. La dott.ssa Zambello, di cui abbiamo colto la profonda competenza e conoscenza in materia, nel pur ristretto spazio di una mattinata, ha disegnato l’evolversi della cultura e della legislazione inerenti ai servizi alla persona, in particolare nell’integrazione del cosiddetto sociosanitario.

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Strumenti di lotta alla povertà

PROPOSTA FORMATIVA CARITAS

Utile incontro sui Livelli essenziali di assistenza e di prestazioni

Strumenti di lotta alla povertà

Incontro-CaritasI tempi che stiamo vivendo sono di profonde trasformazioni anche per il nuovo assetto che si sta profilando per i servizi socio sanitari alle persone. Due importanti novità stanno ricollocando le riflessioni sulle modalità con le quali gli enti preposti alla cura della persona si pongono di fronte ai soggetti in situazione di marginalità e/o di disagio. Da una parte la definitiva approvazione del Governo dei L.E.A. cioè il Livelli Essenziali di Assistenza, che uniformano per tutto il territorio italiano le prestazioni sanitarie. Entrano in questo ‘paniere’ di prestazioni alcune cure che prima non erano comprese, come ad esempio la fecondazione assistita o la cura di malattie rare che comportavano ingenti spese per terapie e farmaci che prima non venivano coperti dal Servizio Sanitario Nazionale. Resta ancora un vuoto normativo e legislativo per quel che riguarda i L.E.P. i Livelli Essenziali di Prestazioni che riguarda la dimensione più propriamente sociale e socio sanitaria, come ad esempio l’inserimento di minori in comunità i centri contro l’abuso e i centri anti violenza alle donne. In realtà dobbiamo riconosce che nel campo del sociale il Governo Renzi e in continuità l’attuale Governo Gentiloni, per la prima volta nella storia della Repubblica ha promosso un Piano Organico di Lotta alla Povertà. In questo contesto si andranno ad introdurre misure organiche e strutturali per combattere il fenomeno della povertà e del disagio sociale. Questo bisogna riconoscerlo e dare atto che nel citato settore saranno destinate risorse non occasionali nel bilancio del Governo Centrale. In questa linea si andrà a lavorare – ad esempio – per la riqualificazione delle periferie urbane, per la grave marginalità, per i senza fissa dimora. Intanto da settembre del 2016 è diventata operativa una misura strutturale che diventa il primo passo verso una definizione di quello che viene definito reddito di cittadinanza.

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“Cibo, educazione, persona”

Emporio della solidarietà: incontro pubblico sulla sussidiarietà

“Cibo, educazione, persona”

locandina-emporioSi è svolta martedì 7 marzo la 3ª edizione dell’incontro pubblico dedicato al tema della sussidiarietà. Questa edizione, dal titolo “Emporio della solidarietà: cibo, educazione, persona”, è stata tenuta come le precedenti - la prima rivolta sulla sussidiarietà nei suoi tratti generali (2015) e, successivamente, sul rapporto tra sussidiarietà e salute (2016) - nel teatro S.Martino di Sottomarina; ed è stata dedicata all’Emporio come portato nel territorio dell’Anno della Misericordia, e approdo (come si evince dalla sua etimologia greca classica) per quanti, naufraghi non solo sotto un profilo economico, attraverso esso si riappropriano del bene più importante: la dignità della persona.

L’avv. Patrizia Trapella, assessore alla Sussidiarietà e ai Servizi Sociali del Comune di Chioggia, pur in un tempo di riduzione del fondo delle politiche sociali e non autosufficienze, ha evidenziato che un elemento sostanziale rilevante delle politiche sociali con riferimento al welfare rigenerativo segue il percorso che responsabilizza l’individuo per ricostruire socialmente nel tempo la persona. L’azione integrata dell’Amministrazione verso chi si trova in stato di indigenza è rivolta a quanti versano in una situazione di “povertà grigia”. Sono essi coloro i quali non si trovano in una condizione economica che provoca esclusione totale e dipendenza. Ciò avviene in un’epoca nella quale, a causa di una situazione economica foriera di strascichi permanenti, l’erogazione di sussidi per situazioni economiche svantaggiose rivolto a 160-170 famiglie, ha una crescita di domande di accesso. La verifica dei requisiti è rivolta a una pluralità di fattori che non si limitano alla produzione formale di documenti, ma è finalizzata a conoscere la situazione reale e complessiva per l’effettiva risposta al bisogno.

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La “Lotta alla povertà”

CARITAS - 12 marzo: una proposta formativa sulle nuove prospettive

La “Lotta alla povertà”

I tempi che stiamo vivendo sono di profonde trasformazioni anche per il nuovo assetto che si sta profilando per i servizi sociosanitari alle persone. Due importanti novità stanno ricollocando le riflessioni sulle modalità con le quali gli enti proposti alla cura della persona si pongono di fronte ai soggetti in situazione di marginalità e/o di disagio. Da una parte la definitiva approvazione del Governo dei L.E.A. cioè i Livelli Essenziali di Assistenza, che uniformano per tutto il territorio italiano le prestazioni sanitarie. Entrano in questo ‘paniere’ di prestazioni alcune cure che prima non erano comprese, come ad esempio la fecondazione assistita o la cura di malattie rare che comportavano ingenti spese per terapie e farmaci che prima non venivano coperti dal Servizio Sanitario Nazionale. Resta ancora un vuoto normativo e legislativo per quel che riguarda i L.E.P. (Livelli Essenziali di Prestazioni) che riguarda la dimensione più propriamente sociale e sociosanitaria, come ad esempio l’inserimento di minori in comunità, i centri contro l’abuso e i centri anti violenza alle donne.In realtà dobbiamo riconoscere che nel campo del sociale il Governo Renzi e, in continuità, l’attuale Governo Gentiloni, per la prima volta nella storia della Repubblica, hanno promosso un Piano Organico di Lotta alla Povertà. In questo contesto si andranno ad introdurre misure organiche e strutturali per combattere il fenomeno della povertà e del disagio sociale. Questo bisogna riconoscerlo e dare atto che nel citato settore saranno destinate risorse non occasionali nel bilancio del Governo. In questa linea si andrà a lavorare – ad esempio – per la riqualificazione delle periferie urbane, per la grave marginalità, per i senza fissa dimora.

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Riferimenti

Caritas Diocesana

Sede: Calle Seminario 740, 30015 Chioggia (VE)

Tel. 041.403066 - Fax. 041.5570073

E-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Direttore: Callegari don Marino

Segreteria: Gibbin Attilio

Segreteria front office: Avanzi Francesca

Segreteria per Centri di ascolto e Osservatori Povertà: Gibbin Attilio e Girotto Claudia

 

Servizi:

Rapporto con istituzioni ed enti pubblici, enti privati e nonprofit:  Callegari don Marino

Centri di ascolto per tutta la diocesi: Gibbin Attilio

Sportello Badanti: Bellino Mario

Fondo di solidarietà per la diocesi: Gibbin Attilio

Sportello di solidarietà Rosolina: Ruzza Amelio

Sportello di solidarietà Veneziano: Boscolo Celeste e Boscolo Angelo

Mediazione linguistico-culturale: De Guarrini Federica

Servizio rifugiati e richiedenti asilo: Perini Bruno e Elena Favaretto

Rapporto 8xmille e Housing sociale: Naccari Carlo Maria

Equipe Caritas: Boscolo Celestino, Callegari don Marino, Janes rodolfo, de Bei Mattia, Gibbin Attilio, Naccari Carlo Maria

 

Associazione Carità Clodiense Onlus

(gestione servizi-segno della Caritas)

Sede legale: Rione Duomo 1006, 30015 Chioggia (VE)

Sede operativa: Calle Seminario 740, 30015 Chioggia (VE)

Tel. 041.403066 - Fax 041.5507073

Presidente e legale rappresentante: Callegari don Marino

Consiglio Direttivo e di Amministrazione: Avanzi Francesca, Casson Roberto, Gibbin Attilio

 

Comunità familiare "Le Acque di Siloe"

Sede: Rione S. Andrea 851, 30015 Chioggia (VE)

Tel. 041.402393 - E-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Responsabile: De Bei Mattia

Archivio

L’Archivio diocesano (via Perottolo 1) contiene materiale documentario di 9 secoli di storia della diocesi suddiviso in 4 fondi: Proprio dei vescovi, Archivio capitolare, Fabbriceria del duomo e Miscellanea, oltre a quello del Seminario.

Biblioteca

La biblioteca diocesana (nello stesso edificio) con 35.200 volumi e 3.000 opuscoli, in genere di carattere teologico, documenta le varie fasi dal 1500 al Concilio Vaticano II. Si integra col Museo per l’esposizione di edizioni pregiate.

Museo

Sorge accanto alla cattedrale in un edificio a U realizzato a fine anni '90 che s'innesta al Palazzo vescovile. Dedicato ai patroni Felice e Fortunato, si compone di 4 sezioni: storica, iconografica, argenteria, oggetti devozionali

Pinacoteca

Nel complesso Trinità (Piazza XX Settembre) l’oratorio del 1500 conserva tele di Piazza, Benfatti, Palma, Vicentino (1600); la chiesa (di Tiralli, 1707) ha dipinti di Mariotti, Vicentino, Damini e altri (60 tele, più statue e reperti).