MONASTERO DI PORTO VIRO

L’ultimo saluto a suor Beatrice Germini, clarissa

suor-Beatrice
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L’addio alla suora clarissa Beatrice Germini, nata Anna, è stato vissuto il 6 marzo alle ore 10.30 nel monastero della comunità francescana delle Clarisse Adoratrici di Santa Chiara in via Marconi a Porto Viro. La camera ardente, allestita in una saletta comunicante a destra con la chiesa stessa, ha richiamato i fedeli che hanno frequentato il Monastero ricevendo dalle “sorelle” conforto e motivazioni della propria fede. La santa Messa è stata concelebrata dal Padre provinciale dell’ordine francescano don Mario Favretto con mons. Francesco Zenna, vicario generale della Diocesi di Chioggia, mons. Giuliano Marangon delegato vescovile per la vita consacrata, dai co-parroci di San Bartolomeo don Alfonso e don Giuseppe Cremonese, dal vicario foraneo don Angelo Vianello e da altri sacerdoti del territorio. Suor Beatrice era nata a Venezia e fin da giovane ha avvertito la vocazione a vivere “Monaca di clausura”, approdando nel 1959 a Portoviro, allora Contarina, all’età di 19 anni rimanendovi fino alla morte “ricca di età e grazia ed esperienza”, utile a quanti la incontravano al di là della grata che la divideva dai visitatori e amici. In questi suoi anni ha anche ricoperto incarichi importanti di “formatrice” e pure “vicaria” nella gestione del monastero. Ora il monastero è più povero, ma alle religiose, rimaste in sei, rimane l’eredità delle qualità di suor Beatrice, “donna forte e saggia” anche nella sofferenza che l’ha afflitta negli ultimi mesi. La cerimonia è stata accompagnata con gli inni suonati dal musicista Paolo Sottovia e con la presenza delle suore “Ancelle parrocchiali dello Spirito Santo”. Padre Favretto ha delineato le fondamenta che sono alla base della vita e della vita religiosa: “La vita ci è stata data per preparare il mistero che per una religiosa è “l’incontro sponsale” con Dio. La vita è valorizzata dalla consapevolezza che le creature gemono e che solo la serenità permette di comprendere”. È intervenuta pure la Madre Badessa suor Chiara Ivana che ha messo in risalto le doti umane e religiose di Beatrice, tra la commozione dei presenti, rivelando aspetti ai più sconosciuti. Al temine della liturgia la salma è stata benedetta ed incensata per poi essere trasferita nel cimitero di Donada nella cappella riservata alle clarisse che muoiono a Porto Viro.

 Francesco Ferro


Dove la metti, fa bene

Suor Beatrice nasce a Venezia il 9 settembre 1939 da una famiglia molto numerosa.

Ancora piccola entra, come ospite, nell’Istituto Santa Maria della Laguna, diretto dalle Maestre pie dell’Addolorata, a San Pietro in Volta. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza in questo collegio fondato dal Vescovo Olivotti. Qui è amatissima dalle bambine, dalle suore e dal Vescovo Olivotti. Si distingue per la sua intelligenza vivace, capace di organizzare le bambine (giochi, studio…), sempre attenta ai loro bisogni, diventa “capo-banda”.

Nel marzo del 1958 entra giovanissima nel Monastero di Contarina a 18 anni. In Comunità assumerà anche ruoli di responsabilità: vicaria, madre maestra, economa, organista. Riesce in tutto, con il suo diligente impegno. Si dice di lei: “dove la metti, fa bene!”. La sua difficoltà respiratoria con il passare del tempo si aggrava sempre più. Ha bisogno di alcuni ricoveri in ospedale e di continui controlli in pneumologia, che diventano sempre più frequenti. Ma suor Beatrice è sempre laboriosa, sempre un punto di riferimento importante per le sorelle: per un consiglio, un aiuto, una parola di sapienza. Mercoledì 6 marzo, giorno delle sue esequie, siamo state inondate da una profonda serenità, come se suor Beatrice volesse condividere con noi quella gioia che sempre è stata nel suo cuore e sul suo volto, quella gioia che ora nessuno le può togliere!

Donna forte e saggia

“Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio”. (Mc 10)

Quando sabato scorso abbiamo ascoltato queste parole di Gesù, che sono state proclamate anche oggi, il mio pensiero è andato subito a te, carissima Beatrice, che stavi vivendo la tua ultima battaglia. Ti vedevo tra quei bambini che il Signore prendeva tra le braccia e benediceva. A me invece il Signore sembrava dire: Non impedirle di venire a me… Sei tra quei bambini, certo per la statura, ma soprattutto sei tra i piccoli del Vangelo, tra coloro che si riconoscono bisognosi di ascoltare la Parola del Signore, di rimettersi ogni giorno alla scuola del Vangelo in umiltà e semplicità, quei piccoli che si lasciano attirare da Gesù, che con Lui si abbandonano alla volontà buona del Padre e sanno gioire perché a loro appartiene il Regno di Dio. Ma riconosciamo in te anche la donna forte, che in tutte le situazioni ha saputo mantenere aperti gli orizzonti e tenere viva la speranza, ha saputo non lasciarsi abbattere dalle difficoltà e dalle prove della vita, così da essere per le tue sorelle, e per tutte le persone che hai conosciuto, un punto di riferimento e di confronto, una presenza fraterna che le ha sempre sostenute e confortate, pur conservando il tuo atteggiamento semplice e schivo.

Sei stata una donna forte nel portare la fatica, il peso, la sofferenza della fragilità e della precarietà della tua salute, sempre ricordando a te, a noi, a chiunque ti avvicinava, il segreto della tua serenità: Come vuole Gesù… quello che piace a Gesù…

E sei stata la donna saggia, sapiente: non hai rinunciato a cercare e desiderare il bene vero per ogni sorella e per la comunità, pur soffrendo e sperimentando tante volte l’impossibilità di attuarlo, pronta però a dare il tuo contributo appena ne hai avuto l’opportunità, diventando ancora una volta sostegno e incoraggiamento per le altre sorelle.

Gesù ci ricorda che: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. La tua vita donata con gioia e generosità è un piccolo seme che cade nel solco della terra, e racchiude una potenza di vita nuova da far germogliare. Per questo ti chiediamo: Continua ad intercedere per noi e ad accompagnarci nel cammino dietro a Gesù! E in questo momento di ultimo saluto rivolgiamo a te le parole pronunciate dalla madre santa Chiara mentre celebrava il suo ultimo passaggio: Vai, Beatrice, vai sicura perché avrai una buona guida di viaggio. Va’, perché chi ti ha creato, ti ha santificato e, custodendoti sempre come una madre custodisce il suo figliolino, ti ha voluto bene con amore. Tu, Signore, sii benedetto, che ci hai creato! [FF 3252] Grazie, Beatrice, e continua a ricordarti di tutti noi!

La comunità delle Clarisse


Tutta sorriso

A lei, che ha dato fiato per tanti anni alle ance dell’armonium nella cappella del monastero, è venuto a mancare il respiro. Ci incuriosiva quella piccola suora quando ragazzi andavamo col rettore a celebrare la Veglia Pasquale. Era tutta sorriso. E ci interrogavamo: come può una ragazza trovare la felicità tra quelle mura? Non è oblio delle gioie che possono venire dall’esperienza mondana, non è rifugio nella sicurezza di una comunità omologata, né gratificazione per la tutela della propria identità umana e cristiana. È scoperta di un amore gratuito di cui è circondata la propria persona e consapevolezza che nella piena corrispondenza sta la propria realizzazione. Nell’ultima visita che le ho fatto in clinica, cosciente della precarietà della propria salute, mi diceva: “Io sono già consacrata al Signore. La mia vita è sua e può farne quello che vuole. A una condizione, però: che benedica la Chiesa e la nostra Diocesi col dono di nuove vocazioni e di sacerdoti santi”. Eh, sì. Piccola, umile, ma tenace. Lo è stata nella storia del monastero, anche quando si è trattato di rompere gli indugi e andare contro corrente per restare fedele alla propria vocazione e alla Chiesa. La vita di una comunità monastica non è asettica e standardizzata. Comporta ricerca, relazione, verifica, fedeltà. Ricerca della volontà del Signore, così come si esprime nello sviluppo della stessa riflessione teologica, quella conciliare in particolare. Relazione tra le persone, che costituiscono la propria famiglia, anche se non sono state scelte ma donate dalla provvidenza. Verifica dell’autenticità della risposta personale e comunitaria alla missione ricevuta. Fedeltà al carisma, in spirito di rinnovamento costante non di sterile fissità. Quando ha saputo che la Congregazione per la vita consacrata aveva dato l’assenso alla celebrazione del Capitolo nonostante il numero esiguo dei membri, si è sentita più responsabile e motivata ad un celere processo di guarigione. Seguirà dal cielo questa fase delicata della vita del monastero e potrà risultare testimonianza di coraggio per le sorelle. Troppo importante questa presenza nella Chiesa locale e nel territorio! Con il padre Provinciale, che ha presieduto la liturgia esequiale, ho condiviso questo pensiero: il chicco reclamato dalla fragilità della terra proprio nel mercoledì delle ceneri farà spuntare germogli di novità nel mistero della risurrezione. Il “bavero” bianco, che fa da cornice al volto luminoso di suor Beatrice, racconta di ore e ore passate in adorazione, di dedizione assidua nelle attività lavorative, di fermezza coraggiosa nel superare i rischi dell’autoreferenzialità e della presunzione, di sosta appagante sulla Parola e sulla testimonianza di Francesco e Chiara che l’hanno incarnata “sine glossa”. Non è tuttavia immagine di un passato da ricordare con nostalgia, ma proiezione delle istanze di un futuro ricco di speranza perché abitato da Dio. E faccio voto che il posto lasciato vuoto possa essere presto riempito da un’altra piccola suora capace di far interrogare ed entusiasmare anche le nuove generazioni.

fz