DON MARINO CALLEGARI PARROCO DELL’UNITà PASTORALE B.V. DELLA NAVICELLA E S. MICHELE ARCANGELO

La fede è possibile

Le tre C: Contemplazione, Carità, Cultura

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Dopo quasi 30 anni di impegno come direttore della Caritas della diocesi di Chioggia, domenica 7 ottobre don Marino Callegari ha iniziato il suo nuovo incarico presso le comunità dell’Unità pastorale della Madonna della Navicella e di San Michele Arcangelo di Brondolo di Chioggia.

La chiesa-santuario Beata Vergine della Navicella, gremita di gente, ha salutato gioiosa, domenica scorsa, l’arrivo di don Marino Callegari, celebrando con fervore questo passaggio molto importante, che il vescovo Adriano ha voluto accompagnare con la sua presenza. Un percorso, quello di Caritas, durante il quale don Marino ha seminato molte idee concrete ed innovative che oggi rappresentano la mission di molte realtà importanti del territorio clodiense, tanti infatti sono stati i progetti avviati in questi anni, in risposta ai molteplici bisogni incontrati; ha investito nella formazione, convinto che questo strumento permette uno sguardo intelligente al futuro. Queste sue intuizioni sono state accolte e valorizzate anche da Caritas Italiana.

Questo nuovo incarico si nutre di tutte le esperienze, condivisioni, incontri e relazioni umane che in tre decenni don Marino ha portato avanti con coraggio, passione e lungimiranza con l’intento di accompagnare le persone nella dimensione spirituale e di relazione. “Vorrei condividere con voi un pensiero – ha affermato don Marino al termine della celebrazione -, lo chiamo il pensiero delle tre C: La prima C è la Contemplazione che vuol dire vita spirituale, coltivazione interiore. Vuol dire che la fede è ancora possibile, che il Vangelo è ancora una parola spendibile e che la vita di Gesù, i suoi gesti, le sue parole possono dirci qualcosa e riempirci di significato. La seconda C è la Carità: la fede che diventa prassi dentro uno spazio, un luogo, un quartiere. La fede che si fa concretezza nelle scelte della comunità. La terza C è la Cultura, il pensare. Formazione e competenze che diventano i luoghi di pensiero dove far nascere nuove speranze. Più cultura, meno paura”.

Presenti numerosi operatori e volontari del sistema Caritas, ricordano che don Marino ha insegnato loro “ad andare sempre più in profondità considerando la fatica e le difficoltà come occasioni di maturazione e di crescita e che lo sguardo profondo verso la sofferenza umana, l’esigenza di cercare una risposta valoriale e spirituale in quello che facciamo, la consapevolezza che noi siamo lo strumento che ci permette di incontrare la gioia all’interno della sofferenza.

Questo processo può avvenire solo se sentiamo l’esigenza di crescere come persone e come cristiani nella dimensione personale e spirituale.”. Convinto che “Il più e il meglio stanno sempre davanti” è riuscito a realizzare diverse risposte sociali: tra le tante ricordiamo la promozione e valorizzazione del Servizio Civile; servizi educativi; servizi di prossimità rivolti a persone in condizioni di marginalità; servizi di accoglienza per richiedenti asilo politico; housing sociale; promozione e sostegno di nuove forme di associazionismo e cooperazione; un’attenzione innovativa per i bisogni della comunità e il suo futuro.

Gli operatori e i volontari del sistema Caritas augurano “buona strada” a don Marino, per questo nuovo incarico, e al contempo rivolgono un caloroso benvenuto al nuovo direttore di Caritas diocesana, Attilio Gibbin.

 Alessia Zennaro

L’intensa ispirazione e l’attività di don Marino nel promuovere collaborazioni

La sua opera nella Caritas

Aprire brecce, muovere mondi e unirli. Fare ponti.

Questo ha fatto Don Marino Callegari  da quando, nel lontano 1989, è stato nominato alla direzione della Caritas di Chioggia.

Da subito si è immerso nelle acque stagnanti di questo territorio splendido e infelice. Ha dimostrato nei fatti di possedere un quadro completo delle insufficienze che guastano il tessuto sociale e rendono la vita dolente e a volte impossibile a troppe persone. Il suo sguardo si è concentrato sulla condizione degli ultimi, dei più fragili, che da sempre in questa nostra comunità, per chi vuol vedere al di là delle apparenze e delle ipocrisie, sono davvero numerosi. Il suo sguardo spazia a 360°, come si può evincere dall’elenco dei progetti realizzati (alcuni dei quali finiti o modificati o resisi autonomi nel corso del tempo).

– Promozione e valorizzazione del Servizio Civile negli anni 90; – Associazione Gio.e.di: Informagiovani e formazione operatori di strada; – Promozione della bottega del commercio equo e solidale il ‘Mappamondo’; – Servizio Giustizia; –  Centri di ascolto; – Consultorio familiare; – Supporto ai campi profughi di Illirska Bistrica in Slovenia (guerra in Jugoslavia); – Comunità contro le dipendenze a Porto Tolle; – Sportello per badanti – Corsi di italiano per migranti; – Microcredito; – Associazione Migrantes; – Servizio di mediazione culturale; – Comunità familiare ‘Le acque di Siloe’; –  Emporio della solidarietà; – Tenda di Sarah; – Housing sociale (servizio per persone senza dimora)

A lui si deve inoltre la nascita di diverse realtà cooperative del Terzo Settore: – coop. Titoli Minori – coop. Rem  – coop Terraviva in collaborazione con altri soggetti;

– formazione in itinere dei volontari e degli operatori nel mondo della Caritas: – progetti di educazione alla mondialità per le scuole in collaborazione con il Mappamondo; – Comunità di accoglienza per minori di Porto Viro in collaborazione con Titoli Minori.

Per cinque anni (2013-2018) Don Marino è stato Delegato coordinatore delle Caritas del Nord Est. Dal 2007 ha seguito nel territorio i Corsi per Operatore Socio Sanitario della Regione del Veneto nel ruolo di Tutor agli studi.

Ma la sua opera non si è limitata a leggere il territorio individuandone i bisogni emergenti. Interpretando il profondo mutamento delle dinamiche socio-politiche in atto dagli anni 90, la frantumazione dei soggetti politici e sociali, l’impoverimento della partecipazione civile, la progressiva distruzione dei tradizionali luoghi di aggregazione, con uno sguardo che oggi possiamo dire anticipatorio, don Marino si è adoperato a ricucire le lacerazioni, accogliendo all’interno della Caritas soggetti dai percorsi più eterogenei affinché con la loro presenza e la loro attività si potesse ricostruire un immaginario comune e un nuovo orizzonte di senso. Partiva infatti dalla propria convinzione che la Caritas – oltre che l’organismo pastorale della Chiesa -.potesse essere “ un luogo, uno spazio culturale dove ritrovarci con un linguaggio comune: credenti, non credenti, diversamente credenti”.

Apriva dunque una vasta finestra allo scambio e al confronto con tutti i soggetti a ciò interessati.

Chiedeva ai volontari dalle più svariate sensibilità di esprimere e comunicare i motivi per cui stavano sperimentando all’interno della Caritas un servizio alle persone.

Chiedeva se fosse possibile raccordare le capacità e le competenze dei singoli dentro un sistema – la Caritas – che avrebbe potuto evolversi grazie al loro contributo.

Chiedeva se la Caritas poteva farsi luogo e strumento educativo anche nei confronti di quanti non appartenevano o non si riconoscevano nell’ambito ecclesiale. Infine domandava se la Caritas fosse il luogo dove diversi soggetti –  intesi anche come organizzazioni – collegati tra loro, avrebbero potuto promuovere la crescita civile del nostro territorio.

Insomma interpellava le persone, i volontari, le associazioni dicendo loro: se lo spazio di lavoro sono i minori, gli stranieri, il carcere, le dipendenze, che responsabilità vi prendete? Possiamo assieme concordare e condividere gli obiettivi?

Questa è solo un sintesi sbrigativa degli interrogativi che molti volontari si sono sentiti rivolgere nel corso degli anni. Interrogativi posti sul tavolo in attesa che gli interlocutori/collaboratori  si facessero vivi con il dialogo e/o le proposte.

Di tutta questa apertura, di questa lungimiranza nell’aggregare e utilizzare le competenze di soggetti provenienti da ambiti assai disparati  si è reso ideatore e artefice don Marino con l’obiettivo ovviamente di costruire una pluralità di servizi a vantaggio della comunità. Era questo il terreno fertile da lui preparato sul quale ciascun soggetto poteva, se lo desiderava, rintracciare le proprie motivazioni, confrontarsi con altri, mettersi alla prova, e, allo stesso tempo, individuare nel proprio operato e nel proprio vissuto una traccia di significatività.

La stessa Caritas Italiana, di cui don Marino è stato membro per cinque anni del Consiglio nazionale e poi per due anni della Presidenza, ha riconosciuto il suo apporto nella costruzione di progetti per la comunità e nei territori.

Don Marino aveva messo molto avanti le lancette del suo orologio. La sua azione ha anticipato il tempo e le profonde trasformazioni da esso generate. Ha operato dunque come un uomo con una spiccata  visionarietà. Ne riconosciamo lo stile e, nel salutarlo e ringraziarlo in questo momento di passaggio ad altro incarico, gli auguriamo di poter mettere a frutto l’esperienza accumulata in tutti questi lunghi anni di servizio alla Caritas.

A tutti quelli che restano a operare in Caritas, dunque, il compito e la responsabilità di curare il campo arato e abbondantemente seminato.

Il mondo ‘laico’ che ha sperimentato nella Caritas una Chiesa accogliente.

ChioggiaAccoglie, Scuola Penny Wirton,  Muraless, Mappamondo.