Il primo annuncio e l’ascolto

Iniziazione-Cristiana
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Catechesi e Comunità

Il primo annuncio e l’ascolto

Negli ultimi 6 numeri del nostro Settimanale, ho presentato le Tre Note Pastorali del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana sulla Iniziazione Cristiana.

Concludo questa presentazione mettendo in evidenza alcune sottolineature delle Note, in continuità con il Documento di Base, il Rinnovamento della Catechesi.

Le Note Pastorali insistono soprattutto:

– sulla formazione cristiana in chiave catecumenale: tenere presente che i protagonisti della Iniziazione Cristiana sono tre: Dio il Padre, la Comunità cristiana e la persona.

La prospettiva catecumenale esige la interazione di tutti i protagonisti. La trasmissione della fede non si risolve nel dire Dio, ma si risolve nel fare incontrare in maniera esistenziale e comunitaria il Cristo di cui si diventa ammiratori, discepoli e amici. Così ogni itinerario di Iniziazione Cristiana diventa un tirocinio di vita cristiana. La logica catecumenale ci costringe a ripensare la nostra pastorale, non più come singoli interventi occasionali né come interventi di massa per rendere visibile la nostra presenza sul territorio, bensì come interventi educativi, continui e coerenti, distesi nel tempo, senza fretta.

– sul primo annuncio: il primo problema non è la celebrazione dei sacramenti, quanto piuttosto una effettiva ed efficace evangelizzazione che permetta l’accoglienza consapevole e piena del dono sacramentale. In parole più povere, la priorità dell’intervento di Dio sulla risposta dell’uomo: Dio ti cerca perché già ti ama.

– sulle esigenze dell’ascolto: la fede-risposta nasce dall’ascolto. Ma prima ancora che mettere in ascolto del vangelo quanti avvicinano la Chiesa, essa stessa deve imparare a porsi in atteggiamento di ascolto di quanti bussano alla sua porta. Ascolto significa rifiuto della fretta a sacramentalizzare, in rispetto ai tempi di crescita e di maturazione delle domande e delle risposte. L’ascolto diventa accoglienza premurosa ed educante. Le nostre parrocchie devono preoccuparsi di offrire sempre ospitalità e accoglienza a chi cerca il senso, la forza, la speranza e l’amore autentico. 

– sulla qualità dell’accompagnamento: la Chiesa si fa incontro all’uomo, lo accoglie, lo accompagna nel suo personale cammino, lo educa alla fede e nella sua conversione, esercita il suo discernimento, lo sostiene con la sua preghiera, lo nutre con l’Eucaristia, condivide con lui la sua missione. La Chiesa, fedele al suo compito, prende per mano chi le si accosta e lo introduce alla vita cristiana in tutti i suoi aspetti. Non si limita a presentargli una dottrina, ma lo inizia alla vita di comunione con Dio nella Comunità, attraverso adeguati itinerari.

Per concludere la panoramica sulle te Note dell’Iniziazione Cristiana si può affermare che esse, in fedeltà anche agli Orientamenti pastorali della CEI per il primo decennio del 2000 “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, propongono, in modo concreto e preciso, come attuare la “conversione pastorale” nella logica della iniziazione, in rispetto a tutte le dimensioni del diventare e vivere da cristiani.

Tutto questo, dentro la vita concreta delle nostre Comunità parrocchiali, richiede all’evangelizzatore di raggiungere i suoi interlocutori, conoscerli, interpellarli, intercettare o suscitare le loro domande, la loro ricerca religiosa, valorizzare le situazioni della vita, che costituiscono altrettante “brecce” nel cuore delle persone.

don Danilo Marin

 

Nuova Scintilla n.18 – 06 maggio 2018