Vangelo e Chiesa in Italia oggi

vescovo-san-domenico
Facebooktwittergoogle_pluspinterestmail
COMMENTANDO...
29-07-2018

Vorrei porre uno stimolo per una riflessione che riguarda la Chiesa che si appresta a celebrare il Sinodo sui e dei Giovani. Bisogna anzitutto prendere atto del fatto che i giovani manifestano le conseguenze della società civile e religiosa adulta e ne anticipano l’orientamento.

Da quanto tempo si parla di ‘Fine della Cristianità’, non solo in Europa ma anche in Italia? Eppure si fatica a prenderne atto e agire di conseguenza. Fine della Cristianità significa che strutture educative, legislative, politiche, sociali ed economiche pubbliche non si ispirano più al Vangelo e tanto meno ai dettami della Chiesa cristiana e cattolica.

La Cultura è altra! Ma la gran parte degli adulti continua a non rendersi conto di questa realtà e continua a pensare alla Chiesa chiedendole sempre le solite cose. Continuiamo pure a pensare che in base a questo schema tradizionale i cattolici sono quelli della messa della domenica, della partecipazione assidua e regolare ai sacramenti, che devono essere dati prima possibile e a tutti, a prescindere da un coinvolgimento e da un accompagnamento che renda loro possibile un consenso libero e interiore a ciò che prima viene loro offerto ‘gratuitamente’ e poi viene loro richiesto ‘precettisticamente’ (se non fai questo non sei cattolico, non puoi partecipare…).

D’altra parte bisogna prendere atto che la Chiesa e le nostre comunità, oggi, sono fatte di una piccola minoranza che cerca di adeguarsi a queste disposizioni, partecipando alla vita sacramentale (rappresentata da chi partecipa regolarmente alla messa domenicale, vive il matrimonio indissolubile, partecipa alla comunione eucaristica, pratica la confessione…) e dalla stragrande maggioranza di chi si sente cristiano cattolico ma “tenta” il matrimonio cattolico; fa battezzare i bambini, ne richiede i sacramenti, ma partecipa alle celebrazioni liturgiche saltuariamente, in occasione di funerali o di celebrazioni o ricorrenze particolari, magari a Natale e Pasqua, forse non tutti gli anni, o almeno se in quelle ricorrenze non ha programmato qualcos’altro.

Quanto poi a conoscere e vivere le esigenze del Vangelo o ad accettare le indicazioni anche morali della Chiesa nei vari ambiti della vita, si sente molto libera e sceglie secondo il proprio sentire. I nostri ragazzi e giovani crescono in questo ‘clima culturale e religioso’ quand’anche non sono bombardati da una critica a tutto campo sulla Chiesa stessa. Certo alcune figure o scelte della Chiesa riescono a fare rivivere un’ideale di Chiesa che abbia qualcosa da dire, da proporre e magari anche da affascinare in questo nostro tempo in cui i giovani rappresentano spesso la parte meno ‘socialmente protetta’ della popolazione, senza prospettive di lavoro, senza garanzie per una loro vita in una loro nuova famiglia, una volta usciti da quella dei genitori o dei nonni. Non sarà il caso di farci un pensiero reale su questa situazione, sia sociale che religiosa? Pensiamoci!

 +Adriano Tessarollo