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Lasciamoci illuminare dal Tabor

PAROLA DI DIO - II Domenica di Quaresima - anno B

LETTURE: Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18; Sal 115;  Rm 8,31b-34;   Mc 9,2-10

Lasciamoci illuminare dal Tabor

La liturgia di questa seconda domenica di Quaresima ci propone un passaggio affascinante: dal silenzio del deserto alla luce della Trasfigurazione di Gesù. Un passaggio importante, perché ci fa pregustare la meta verso la quale tutti siamo incamminati. La visione di Cristo trasfigurato è sì la manifestazione della sua divinità, ma è, anche, la rivelazione dello splendore finale, del nostro volto di uomini redenti. Gesù, ci dice oggi il Vangelo, conduce su di un monte elevato tre dei suoi discepoli e rivela la propria gloria trasfigurandosi davanti a loro, perché non vacillino nella fede. Aveva avuto, infatti, un contrasto con Pietro che si era ribellato all’annuncio della passione e morte. Il messaggio della Trasfigurazione allora era chiaro: a coloro che avevano appena ascoltato l’annuncio della Passione, sconcertati nel cogliere un Gesù debole e messo alla prova, veniva dato di vedere per un istante, come in uno squarcio di luce nel buio, un anticipo della gloria della Risurrezione. L’esperienza del Tabor segnò veramente il cuore di Pietro Giacomo e Giovanni, i tre testimoni della Trasfigurazione, come ci documenta il Vangelo. Anche per noi, in cammino verso la Pasqua, il Tabor sembra volerci preparare ad aver fede in Colui che con la Passione non sarà solo il disprezzato e l’escluso, ma il Figlio prediletto di Dio da ascoltare, Colui che con la morte in croce avrebbe vinto il male e la morte stessa. Gesù, in questo tempo di Quaresima ci prende per mano per farci compiere lo stesso percorso dei tre apostoli e, in fondo, per farci assaporare quanto è bello “stare” con Lui.

In questa esperienza Gesù ci pone una domanda: “Chi sono io per te?”. Qualche giorno prima dell’esperienza della Trasfigurazione, a Cesarea di Filippo, aveva posto la stessa domanda ai Dodici ricevendo da Pietro una risposta da dieci e lode: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). Purtroppo, però, Pietro aveva un’immagine di Messia che non combaciava affatto con quella del Maestro, tanto è vero che Gesù lo rimprovera severamente: “Va’ via da me, Satana! Tu mi sei di inciampo, poiché i tuoi sentimenti non sono quelli di Dio, ma quelli degli uomini” (Mt 16, 23). Anche noi, come Pietro, a volte corriamo il rischio di pensarla alla stessa maniera e di compiere, così, un cammino parallelo a quello di Gesù: infatti mentre, da una parte, Lui ci rivela che “il Figlio dell’uomo dovrà patire e soffrire” e con forza ci dice che la sequela deve passare attraverso la croce (Mc 8,31-37), dall’altra, ci fa comprendere che come discepoli di Gesù non possiamo pensare di essere esenti dalla croce, non possiamo rifiutarla come scandalo e vergogna, perché, se ci si vergognerà di Gesù crocifisso, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di noi alla sua venuta gloriosa (Mc 8, 38). L’esperienza del Tabor offre, allora, in questo cammino quaresimale la possibilità di “vedere” un qualche cosa di indescrivibile tanto da provare gioia, stupore, desiderio di continuare a stare con il Signore, ed esclamare: “È bello per noi stare qui!” (Mc 9, 5). Potessimo sperimentare questa gioia e questo desiderio di bellezza non solo quando siamo nella preghiera, quando siamo con il Signore ma anche quando siamo invitati a scendere a valle per tornare alla vita di tutti i giorni, nei momenti difficili, nelle tentazioni, nelle sofferenze. In questo consiste veramente la bellezza della vita cristiana una volta scesi dal “monte”, una volta che abbiamo sperimentato l’intimità con Lui. Sul monte della Trasfigurazione ci viene detto, inoltre, ciò che è essenziale nella vita di fede: l’ascolto del Figlio, l’ascolto della Parola che in Gesù si è fatta carne, l’ascolto di Colui in cui tutte le Scritture trovano compimento. Ascoltare Gesù: è questa la volontà del Padre: “Ascoltatelo!” (Mc 9, 7). Ascoltare la Parola di Gesù per far nostro il suo stile di vita e il suo messaggio di salvezza.

Nel cammino verso la Pasqua, lasciamoci illuminare dalla bellezza del Tabor e lasciamo che la sua Parola trasfiguri il nostro cuore e la nostra vita.

don Danilo Marin