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Diocesi di Chioggia

Bibbia Edu

-- Briciole di Pastorale -- XXIX Tempo Ordinario 2017

XXIX-Ordinario-17

“Ogni autorità serva al bene di tutti”

PAROLA DI DIO - DOMENICA XXIX DEL TEMPO ORDINARIO - A

LETTURE: Is 45,1.4-6; Dal Salmo 95; 1 Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21

“Ogni autorità serva al bene di tutti”

Prima Lettura Is 45,1.4-6: “Io sono il Signore e non c’è alcun altro”.

La storia dei popoli è guidata da Dio che si serve della loro azione o delle scelte dei loro reggitori per mandare a compimento il suo disegno di salvezza. È accaduto a Israele di sentirsi annunciare dai profeti che la salvezza e liberazione dall’esilio si stava per realizzare proprio per mezzo di un popolo straniero e del suo sovrano, Ciro. Egli veniva scelto da Dio per porre fine al duro dominio dei sovrani babilonesi che avevano distrutto Gerusalemme e che tenevano i deportati in esilio ancora dopo cinquant’anni. Ora il sovrano persiano Ciro riceverà dal Dio d’Israele, che lui non conosce, la missione e la forza di porre fine a questo lungo esilio. L’amore di Dio per il suo popolo diventa manifesto attraverso Ciro, sovrano persiano, che così diventa, anche inconsapevolmente, ‘Servo del Signore’ attraverso la sua nuova azione politica di concedere la libertà religiosa a tutti i popoli.

Dal Salmo 95: “Grande è il Signore e degno di ogni lode”.

Questo Salmo canta la Signoria di Dio su tutti i popoli. “Egli giudica i popoli con rettitudine”. È questo il suo modo di regnare sui popoli. Il salmista invita tutti i popoli a riconoscere l’azione di Dio tanto come Signore del creato (creatore) che Signore della storia. Il culto è anzitutto celebrare la ‘gloria’ del Signore, cioè riconoscere con gioia la sua presenza salvifica nel creato e nella storia degli uomini.

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Invitati o anche eletti?

PAROLA DI DIO - DOMENICA XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO - A 

LETTURE:  Is 25,6-10a; Dal Salmo 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14.

Invitati o anche eletti?

Is 25,6-10a: “Questi è il Signore in cui abbiamo sperato”

Quando si vivono situazioni difficili, la speranza può venire meno. Il profeta Isaia fa riferimento ai banchetti sacri per evocare la speranza che deve sostenere anche nei momenti oscuri o difficili della storia dei popoli. L’intervento del Signore sarà un intervento salvifico “per tutti i popoli” perché Egli è “il Signore degli eserciti”, cioè il Signore di tutto il creato, cioè di tutti. La salvezza è annunciata in duplice aspetto. Positivamente Egli preparerà un banchetto ricco e gioioso che i popoli condivideranno nella gioia e nella comunione. Ma il Signore aprirà anche orizzonti nuovi che i popoli non riuscivano finora a vedere: eliminerà la morte per sempre, asciugherà le lacrime, ridarà anche al suo popolo l’onore perduto a causa della distruzione. Ma tutto questo avverrà “su questo monte”, sul monte del Signore, su quella città il cui re messianico Isaia aveva annunciato (oracoli messianici di Is 7.9.11). Il fondamento di questa speranza che apre orizzonti così nuovi e impensati è la stessa parola di Dio che il profeta annuncia: “poiché il Signore ha parlato”. E finalmente si potrà riconoscere che il Signore merita fiducia perché è fedele alla sue promesse di salvezza. Questa fiducia deve sostenere la gioia anche nell’oggi dei momenti di oscurità.

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I frutti attesi dal Signore

PAROLA DI DIO - DOMENICA XXVII DEL TEMPO ORDINARIO - A 

I frutti attesi dal Signore

LETTURE:  Is 5,1-7; Dal Salmo 79; 

Fil 4,6-9; Mt 21,33-43

Is 5,1-7: “Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi”.

I profeti parlano a nome di Dio, perché Dio concede loro di guardare alla vita del suo popolo con i suoi stessi occhi. Poi ogni profeta esprimerà la visione che Dio gli ha concesso con parole proprie. Isaia era un uomo colto, addentro alla vita religiosa, sociale e politica del suo popolo, tanto che il re lo consultava quando doveva prendere decisioni vitali per il popolo. Egli utilizza l’immagine del proprietario di un terreno che pianta una vigna e dopo aver fatto tutti i lavori necessari e piantato vitigni di qualità certificata, attende che la vigna produca la buona uva attesa. E invece ecco la delusione del proprietario della vigna: non buona uva ma acini acerbi di uva selvatica! Dunque quella vigna sarà abbandonata e non più curata. È quanto è successo al popolo di Dio Israele: trapiantato dall’Egitto alla terra promessa, istruito con una grande Legge e tutta la rivelazione successiva, curato con la presenza di profeti, sacerdoti e re da Lui inviati. E che cosa si attendeva Dio? Si attendeva giustizia e rettitudine. E invece cosa deve constatare? Spargimento di sangue e grida di oppressi! A Israele toccherà la sorte della vigna, di essere privato delle cure del suo Dio e abbandonato alla mercè di ogni potere di turno? Solo ritornando a rispondere alle attese di Dio praticando giustizia e rettitudine potrà essere risparmiato da tale sorte.

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Ascoltate oggi la sua parola

PAROLA DI DIO - DOMENICA XXVI DEL TEMPO ORDINARIO – A

LETTURE:  Ez 18, 25-28; Dal Salmo 24; Fil 2, 1-11; Mt 21,28-32

Ascoltate oggi la sua parola

Ez 18, 25-28: “Se il malvagio si converte dalla sua malvagità…egli certo vivrà. Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male…egli muore”

All’inizio di questo capitolo 18 del libro del profeta Ezechiele troviamo un ‘proverbio’ in forma di domanda, che è la chiave di comprensione di tutto il capitolo e delle poche righe riportate oggi alla liturgia. “Perché andate ripetendo questo proverbio sul paese d’Israele: ‘I padri hanno mangiato l’uva acerba, e i denti dei figli si sono allegati’?” Esso esprime il modo di intendere il peso del peccato sulle generazioni successive, ma anche nei tempi diversi della vita del singolo. Le colpe dei padri Dio le fa ricadere nei figli? E nella vita del singolo, le colpe passate compromettono la salvezza della persona? In questo capitolo il profeta annuncia il principio della responsabilità personale: “il figlio non sconterà l’iniquità del padre né il padre l’iniquità del figlio” (18,20). Lo stesso è per ogni uomo: “se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso…egli vivrà e non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata… . Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male … Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate… egli morirà”. Alla teoria dei meriti viene sostituita la teoria della relazione presente che si può chiarire con due pensieri. Il primo è: ‘Convertitevi, cioè abbandonate il male e vivrete. Non si deve mai pensare che non c’è speranza a causa del male passato, purché si cambi vita. Il secondo pensiero è: ‘Nessuno può vantare meriti passati per giustificare il suo fare male al presente. La salvezza è frutto della relazione presente che viviamo con Dio e con il prossimo. In nome del bene fatto in passato non si può pensare di permettersi di fare il male oggi, quasi che il bene fatto in passato sia un deposito che ci consente di fare il male oggi.

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Dio, in Gesù e nella Chiesa, esce sempre a chiamare

PAROLA DI DIO - DOMENICA XXV DEL TEMPO ORDINARIO - A

LETTURE:  Is 55, 6-9; Dal Salmo 144; Fil 1,20c-24.27a; Mt 20,1-16

Dio, in Gesù e nella Chiesa, esce sempre a chiamare

Is 55, 6-9: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino”.

Israele dopo tanti anni di esilio, si sente abbandonato da Dio e sta quasi perdendo la fiducia nelle sue promesse. Ecco allora l’invito del profeta: cercate il Signore, invocatelo! Ma il profeta, percependo l’obiezione del popolo sfiduciato, aggiunge: Egli si fa trovare, Egli è vicino! Non lasciare spazio a pensieri e atteggiamenti che portano ad allontanarsi da Dio, a non cercarlo, a non invocarlo quasi che non si lasciasse trovare o che fosse lontano: no, egli si fa trovare, egli è vicino! E non bisogna neppure aver paura di tornare a Lui come fosse un Dio vendicativo che abbandona per sempre il popolo che si èallontanato da lui per seguire i suoi propri desideri e progetti! Egli è il Signore che ha misericordia e perdona largamente chi “ritorna a lui”, chi fa suoi i pensieri e i progetti di Dio, superando così l’abissale distanza tra l’uomo e Dio, tra i pensieri e progetti umani e quelli divini. 

Dal Salmo 144: “Il Signore è vicino a chi lo invoca”.

La preghiera scaturisce dalla consapevolezza che colui cui ci rivolgiamo è vicino e ascolta. Talvolta questa consapevolezza viene meno, entra il dubbio che sia lontano e non ascolti e così la preghiera si arresta. Bisogna allora fare ricorso alla volontà e alla fede: “Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e sempre”… perché… “Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità”. La stessa Parola di Dio poi fornisce le parole della preghiera fiduciosa che torna a rivolgersi a Lui: “Grande e degno di ogni lode… Misericordioso e pietoso… Buono verso tutti…. Giusto… in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere… è Dio”. 

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Riferimenti

Ufficio per la Liturgia

Direttore:

Ministri straordinari della Comunione

Delegato: Ballarin don Massimo

 

Commissione per il Diaconato Permanente e i Ministeri Istituiti

Delegato: Marin don Danilo

Membri: Zenna mons. Francesco (vicario generale), Laurenti don Pierangelo (parroco), Callegari don Marino (Caritas e formazione presbiteri), Mucciardi don Cesare (monaco di città), Zocca don Simone (padre spirituale), De Grandis diac. Agostino (diacono permanente).

Archivio

L’Archivio diocesano (via Perottolo 1) contiene materiale documentario di 9 secoli di storia della diocesi suddiviso in 4 fondi: Proprio dei vescovi, Archivio capitolare, Fabbriceria del duomo e Miscellanea, oltre a quello del Seminario.

Biblioteca

La biblioteca diocesana (nello stesso edificio) con 35.200 volumi e 3.000 opuscoli, in genere di carattere teologico, documenta le varie fasi dal 1500 al Concilio Vaticano II. Si integra col Museo per l’esposizione di edizioni pregiate.

Museo

Sorge accanto alla cattedrale in un edificio a U realizzato a fine anni '90 che s'innesta al Palazzo vescovile. Dedicato ai patroni Felice e Fortunato, si compone di 4 sezioni: storica, iconografica, argenteria, oggetti devozionali

Pinacoteca

Nel complesso Trinità (Piazza XX Settembre) l’oratorio del 1500 conserva tele di Piazza, Benfatti, Palma, Vicentino (1600); la chiesa (di Tiralli, 1707) ha dipinti di Mariotti, Vicentino, Damini e altri (60 tele, più statue e reperti).