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Convertirsi alla fraternità

Vescovo-Adriano-Tessarollo
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In questi ultimi mesi ho ripensato tante volte al tema della missione della Chiesa nel mondo, stimolato dal Messaggio di papa Francesco per la 47ª giornata mondiale della pace 2018 dal titolo: “Fraternità. Fondamento e via per la pace”. Stranamente, in questo nostro tempo caratterizzato dalla globalizzazione, per la quale ognuno può spostarsi ovunque, incontrare persone di ogni razza, popolo, nazione e religione, usufruire di prodotti provenienti da ogni parte del mondo e mandare i prodotti in ogni parte del mondo, prolificano invece le tensioni sociali, l’innalzamento di muri e barriere culturali, religiose, etniche ed economiche. L’essere parte della stessa specie umana non sembra essere un incentivo a vivere la fraternità. Molto spesso si sente di più il dovere e il piacere di prendersi cura del proprio cane o gatto che di un povero che vive o passa accanto. Il senso di una certa fratellanza si rivolge verso le cerchie ristrette di chi appartiene al proprio territorio, a chi è vicino per cultura, religione, nazione o altra appartenenza politica o associativa. Da queste osservazioni mi chiedevo in che cosa consistesse il fondamento e la peculiarità della fraternità proposta nel Vangelo e che peso e ruolo avesse la proposta della fraternità evangelica nella vita della Chiesa e nella sua missione nei confronti del mondo.

Il vangelo non propone una fraternità elitaria ma universale, come suggeriscono le pagine evangeliche dove Gesù parla di essere ‘misericordiosi come il Padre’, ‘amare anche i nemici,’ rinunciare ad ogni violenza, del suo identificarsi nella persona dei poveri, sofferenti, diseredati e ‘piccoli’ di ogni genere. Proprio in questo suo identificarsi in questi ‘piccoli e ultimi’ Gesù ci dà una motivazione alla fraternità umana che va ben oltre le ragioni umane dell’appartenenza alla stessa specie umana o dell‘uguaglianza di diritti o della necessità della solidarietà. Tutte queste ragioni, comprese quelle della razza, cultura, appartenenza politica, religione o altro, hanno sempre comunque lasciato sussistere e comunque giustificato grandi diseguaglianze ed egoismi e addirittura l’estraneità gli uni dagli altri. La motivazione evangelica invece spinge ad una fraternità alternativa e radicale perché essa lega la pratica della fraternità autentica alla relazione stessa con il Signore, che ne è il fondamento e allo stesso tempo la dimostrazione. Leggiamo infatti nella Prima Lettera di san Giovanni in 4,19-21:«Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello».Una fraternità dunque che presuppone il superamento e la vittoria sul culto dell’individualità incentrata sull’auto-contemplazione, sull’auto-referenzialità, sull’auto-realizzazione, tutti atteggiamenti agli antipodi della fraternità evangelica, che è sempre una vittoria del Vangelo, un andare controcorrente e fonte della gioia evangelica. Una fraternità che non è un dato imposto per legge, ma un compito assunto liberamente per amore di Dio padre, di Gesù fratello in unione allo Spirito Santo e realizzato attraverso l’esercizio quotidiano dell’amore al prossimo. Le esperienze di fraternità nella Chiesa, mentre realizzano, o vorrebbero realizzare, la fraternità evangelica, non si esauriscono nel viverla al proprio interno, ma diventano esercizio a viverla verso ognuno che il Signore pone nella propria strada e mostrano al mondo che tale fraternità è possibile non come imperativo o sforzo umano, ma come dono di Dio riconosciuto e amato come Padre misericordioso che ci chiama e ci dona di essere ‘misericordiosi come il Padre’ verso i nostri fratelli.

+ Adriano Tessarollo