CARITAS DIOCESANA

Grazie, don Marino

Trent’anni di silenzioso e operoso impegno

Don-Marino-Callegari
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Il lavoro di Caritas è motivato, orientato e definito dalla Sacra Scrittura, dall’insegnamento e dalla tradizione della Chiesa Cattolica, e da un incontro personale di amore verso chi è nel bisogno. «Caritas è la carezza della Chiesa al suo popolo» e adotta un’opzione preferenziale per e con i poveri, gli esclusi o emarginati. Caritas si adopera per assicurare lo sviluppo integrale della persona sotto tutti i suoi aspetti e per alleviare la sofferenza causata da catastrofi naturali, conflitti e ingiustizie. Così recitano le prime righe del codice etico della Caritas, parole profonde che non lasciano spazio a interpretazioni, parole che danno responsabilità e un incarico preciso a chi in prima persona assume la guida di un ufficio Caritas diocesano. Don Marino in quasi trent’anni di servizio è stato in grado di fare questo? Come ha accolto la responsabilità di essere il direttore di Caritas della diocesi di Chioggia? Facendo un po’ la cronistoria e riportando alla mente alcuni avvenimenti dove la nostra Caritas, dove don Marino è stato coinvolto in questi ultimi e brevi trent’anni, possiamo notare che è stato sicuramente un lavoro motivato, orientato e definito dal Vangelo. L’amore verso chi è nel bisogno ha sempre avuto la meglio. Lo sviluppo integrale della persona sotto tutti i suoi aspetti, la speranza che ogni persona può riprendere in mano la propria vita sono stati assunti da don Marino con lungimiranza e sguardo di fede, sapendo leggere i segni dei tempi per rispondere al meglio alle situazioni di disagio che si presentavano. Le emergenze alla fine del XX secolo sono state molte dove anche la nostra Caritas insieme a Caritas Italiana è stata coinvolta. Smembramento dell’ex-Jugoslavia e violenze in tutti i Balcani, Ruanda e intera regione africana dei Grandi Laghi. In Somalia, in uno degli interventi più significativi condotti all’estero da Caritas Italiana. Varie le emergenze in Italia, tra cui l’alluvione in Piemonte nel novembre ‘94, il terremoto in Umbria e Marche (autunno ‘97) e l’alluvione in Campania (giugno ‘98). Quattro i grandi ambiti dell’impegno Caritas nell’anno del Giubileo a livello nazionale e diocesano: il debito estero, la tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale, il carcere, la disoccupazione giovanile. Inoltre è da ricordare l’impegno diocesano e parrocchiale su: povertà di strada, devianza minorile, immigrazione, insediamenti di nomadi. E vi è da richiamare il tema della famiglia e delle diverse forme di disagio nei contesti familiari. Il 2000 è anche l’anno internazionale del volontariato e la Caritas Italiana approfondisce il tema, lavorando sulla identità cristiana e valoriale del volontariato, sul “dono” e sulla gratuità. A livello planetario, il 2000 è segnato da eventi significativi: le alluvioni in Venezuela, Mozambico e golfo del Bengala, la siccità nel Corno d’Africa, i violenti conflitti interni in Colombia, Angola, Sudan, Repubblica democratica del Congo, Indonesia e Palestina. In tutte queste aree Caritas Italiana non fa mancare il suo apporto, cercando di tessere trame di prossimità e relazioni umane e sociali rinnovate. Gli anni a seguire sono tutti caratterizzati da eventi che ben conosciamo, uno fra tutti il fenomeno dell’immigrazione e il rispetto della persona in quanto tale. Don Marino da questo punto di vista si è messo in campo a 360 gradi, garantendo dignità e sicurezza a chiunque chiedeva aiuto, mettendo a disposizione personale formato e competente nel settore, senza fare mai le cose così come vengono, ma sempre con criterio e con responsabilità. Papa Giovanni Paolo II, a conclusione del Giubileo, traccia alcune prospettive per la Chiesa universale con la “Novo millennio ineunte”, e la Chiesa italiana delinea gli Orientamenti pastorali per il nuovo decennio (“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”). Su queste parole non resta che dire grazie a don Marino, grazie per il tuo impegno, per la tua testimonianza silenziosa ma attiva, grazie per la persona e il sacerdote che sei, e grazie infine per avermi trasmesso l’amore alla persona e alla formazione, punti nevralgici su cui tu hai sempre fatto leva e su cui hai sempre puntato con tutte le tue forze.

D. P. (collaboratore)