PARROCCHIA S. GIOVANNI BATTISTA - PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA

Un’esperienza viva

CAMMINARE SULLE ORME DI CRISTO

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L’esperienza del pellegrinaggio promosso dalla mia parrocchia “San Giovanni Battista” è stata veramente esaltante e nello stesso tempo densa di un gusto di novità nonostante alcuni dei luoghi li abbia visitati per la terza volta. Il primo pellegrinaggio lo avevo cercato e desiderato a lungo, vissuto con tanto stupore e gioia, il secondo per un invito di un grande amico e per la presenza come guida del nostro Vescovo, dopo un percorso di approfondimento e di studio, segnato da una maggior maturità personale, ma soprattutto da una conduzione competente e ricca di impulsi pastorali.

Ho partecipato a questo terzo pellegrinaggio stimolato dal nuovo parroco e dalla presenza del vescovo Adriano, la cui conduzione precedente mi aveva profondamente affascinato. Mi sono sentito più tranquillo nell’affrontare questa esperienza insieme a guide sicure, pur essendo turbato da una profonda inquietudine esistenziale per la perdita di un amico e per l’agonia di una persona cara. La consapevolezza che mi ha accompagnato è che camminare sulle orme di Cristo porterà frutto nella mia vita di ogni giorno e impulso per la missione della Chiesa nel mondo. Ci sono stati alcuni passaggi salienti che mi rimangono impressi nella mente e nel cuore. La visita a Nazareth, con la partecipazione di tutto il gruppo alla preghiera dell’Angelus nella grotta dell’Annunciazione, condotta come ogni giorno alle 12,00 dai Francescani del locale convento con l’intenzione di pregare per tutta la Chiesa: resta viva la consapevolezza che nonostante i nostri limiti qualcuno prega sempre per noi nel luogo dove tutto ebbe inizio! La visita alla tomba del Giusto, patrono della buona morte, la partecipazione alla processione serale nel ricordo dell’incontro del Papa con le famiglie in Irlanda, completa la visita alla piccola cittadina che segnò la salvezza del mondo grazie al Sì di Maria.

Un’altra giornata del pellegrinaggio molto emozionante è stata la visita ai luoghi della predicazione di Gesù, in particolare Cafarnao, il monte delle Beatitudini ed il Mar di Tiberiade. Veramente le spiegazioni e le letture dei testi suggeriti dal nostro Vescovo prendono vita: i discepoli ed il Maestro sono tra noi, anche quando il Signore si addormenta in barca, con immagini quali la pesca miracolosa, la fatica del lavoro, il camminare sulle acque, il cucinare il pesce ed il mangiarlo, la paura per le condizioni meteo avverse, ci sono ancor più familiari. Dal monte posto nei pressi del lago il messaggio delle Beatitudini è quanto di più toccante segni la visita: possiamo essere beati anche noi, nonostante tutte le nostre preoccupazioni e i dolori, in qualsiasi condizione ci troviamo, qualunque rimorso abbiamo, qualunque oscurità ci circondi. Anche la giornata di visita a Cesarea Marittima mi ha emozionato nel pensare all’imponenza e maestosità delle costruzioni romane sfidate dalla fede e dall’ansia di missione di Pietro e Paolo, prigionieri in quei luoghi, non piegati davanti a nulla perché accesi dal messaggio di salvezza di Gesù. Betlemme mi ha affascinato ancora una volta grazie all’opportunità di poter sostare davanti alla grotta insieme alla comitiva in contemplazione del mistero della nascita di Gesù e dei mosaici parietali apparsi dopo il recente restauro della basilica. Per la prima volta ho ammirato lo splendore di un mosaico che raffigura l’incontro di Tommaso con il Risorto: è evidente che la fede è fatta di gesti concreti e reali. La visita a Gerusalemme ha segnato la fase conclusiva del pellegrinaggio, ma ha lasciato i segni più significativi. Proprio la messa accanto al Calvario accresce la consapevolezza che Gesù ha offerto tutto se stesso per noi, caricandosi delle sofferenze umane più profonde e dolorose; è proprio un Dio fatto uomo che ha toccato il punto più basso della condizione umana, arrivando alla morte. Tutto però non è finito con la croce e la sepoltura: il Signore è risorto, la sua tomba è vuota! I testimoni prescelti lo hanno visto di nuovo! Il Cenacolo, oggi fisicamente così spoglio, ci ricorda il dono dell’Eucaristia, del nostro pane di vita quotidiano, della presenza del Risorto e della forza dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste che ha inviato gli Apostoli in missione in tutto il mondo. La visita alla città di Davide, con il cammino lungo il tunnel di Ezechia con le lampade accese e l’acqua fresca di sorgente tra i piedi, è sembrata uno dei paradigmi più appropriati dell’esperienze della vita, un percorso in mezzo alla roccia scavata, senza intravvedere la luce oltre a quella del compagno che precede, termina nella piscina di Siloe dove proprio Gesù aveva inviato il cieco dalla nascita a lavarsi. Anche per noi in questi giorni è successo questo: abbiamo visto il Messia! La guida del pellegrinaggio così appassionata ed instancabile ha reso veramente viva, concreta e reale la storia di Gesù e l’incontro con Lui sino ai gesti più minuti, proprio come mi era accaduto da ragazzino a quindici anni, quando ho aderito personalmente alla fede trasmessa dai miei cari, grazie all’incontro con un sacerdote che quando parlava di Cristo muoveva il cuore, e poi successivamente rinfrancata e sostenuta in tante occasioni di incontro, segni di Grazia ripetutisi nella vita. Proprio il pellegrinaggio accresce la consapevolezza che quella storia continua oggi nella compagnia di Cristo: la Chiesa, Pietro, i successori degli Apostoli, il Papa e i Vescovi, s’intreccia con la nostra lotta quotidiana e provoca la nostra libertà.

Davide Vianello