“Io sono una missione”

Convegno-Vocazioni
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PASTORALE DELLE VOCAZIONI

Convegno a Roma, dal 3 al 5 gennaio: ecco alcune riflessioni

“Io sono una missione”

L’appuntamento organizzato dall’Ufficio nazionale per la Pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale italiana, caratterizza, ormai da molto tempo, l’inizio di un nuovo anno. Puntuale anche quest’anno, dal 3 al 5 gennaio, il Convegno ha visto la partecipazione di oltre 700 persone, tra responsabili diocesani della pastorale vocazionale, religiose, religiosi e laici, provenienti da 160 diocesi, riuniti a Roma per riflettere sul tema “Alzati, va’ e non temere. Vocazioni e santità: io sono una missione”. Sono stati giorni intensi di riflessione, di ascolto, di preghiera e di incontro che hanno sviluppato, per così dire, il percorso di ogni vocazione: tendere cioè l’orecchio alla voce del Signore e poi alzarsi andando avanti, senza temere, avendo come orizzonte gli altri. L’orizzonte dentro il quale si sono sviluppate le relazioni, gli interventi e i vari momenti del Convegno è stato quello del Sinodo dei vescovi del 2018 sul tema “Giovani, fede e discernimento vocazionale”.

Certamente la partecipazione anche del nostro Seminario non soltanto ha dato la possibilità di un sempre arricchente confronto con tante realtà e iniziative vocazionali presenti nel nostro territorio, ma anche di ripensare un po’ alla nostra pastorale vocazionale sollecitati e stimolati in questo soprattutto dal discorso di papa Francesco durante l’udienza concessa giovedì mattina, nell’Aula “Paolo VI”, al termine del Convegno nazionale. Il Santo Padre, consegnando il testo scritto preparato al Segretario della CEI, mons. Galantino, si è rivolto “a braccio” ai partecipanti tracciando un vero e proprio programma per una pastorale vocazionale altamente efficace. Programma che, partendo dalle parole dello stesso pontefice, tentiamo di riassumere così: innanzitutto, il papa ci ha rivolto un invito alla preghiera. “Io potrei – diceva il papa – fare il piano pastorale più grande, l’organizzazione più perfetta, ma senza il lievito della preghiera sarà pane azzimo. Non avrà forza. Pregare è la prima cosa”. Continuava poi, Francesco: “qualcuno quando ha saputo che venivo da voi a parlare sulle vocazioni, mi ha detto: ‘Dica loro che preghino per le vocazioni, invece di fare tanti convegni’. “Gesù ci ha detto – ha concluso questo punto il papa – che il primo metodo per avere vocazioni è la preghiera”. Ha, poi, sottolineato che ci sono diocesi ricche di vocazioni, e sono quelle dove i vescovi chiedono alle persone di pregare per le vocazioni. Accanto alla preghiera l’accoglienza: “Se vogliamo vocazioni: porta aperta, preghiera e stare inchiodati alla sedia per ascoltare i giovani… È importante ‘perdere tempo’ con i giovani!” Sviluppando questo punto il papa insisteva con il dire che: “Oggi i giovani devono essere in moto, i giovani devono camminare; per lavorare per le vocazioni bisogna far camminare i giovani, e questo lo si fa accompagnandoli nell’inventare azioni pastorali che li coinvolgano, in qualcosa che faccia fare loro qualcosa”. […] “Camminando, il Signore parla, il Signore chiama.” Infine, ha concluso il papa, “l’ultima cosa che mi viene in mente per la pastorale vocazionale, è la testimonianza. […] Sono le nostre testimonianze quello che attira i giovani. Testimonianze di preti bravi e di suore brave”. Un lungo e appassionato applauso ha accompagnato la conclusione del discorso del papa che ci ha detto – sono sue parole – “quello che gli è scoppiato nel cuore a partire dal motto del Convegno, Alzati, va’ e non temere”. Non ci resta che rimboccarci le maniche e ripartire! Abbiamo cercato di mettere in cantiere alcune iniziative che tenteremo di illustrare, quanto prima, dopo averle condivise con il nostro vescovo Adriano, con gli altri direttori degli uffici pastorali diocesani e con i vicari foranei.

Emil e don Danilo

Da Nuova Scintilla n.2 – 15 gennaio 2017