Per una vera inclusione

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LA SCUOLA E LA VITA

Corso regionale per gli insegnanti di religione cattolica. L’altro, il diverso, lo straniero

Per una vera inclusione

Siamo tutti stranieri! Nessuno di noi è straniero! Potrebbe essere la sintesi ideale del primo dei due incontri tenutosi giovedì 20 ottobre a Zelarino presso il Centro Pastorale Card. Urbani, organizzato dall’Ufficio Scuola della diocesi di Chioggia (il nostro vescovo Adriano è il referente CET per l’IRC), che ha visto la partecipazione di numerosi insegnanti provenienti da tutte le diocesi del Veneto. Il programma era così strutturato: al mattino la relazione “E la Bibbia accolse lo straniero” di don Gastone dott. Boscolo, rappresentazione teatrale “Profumo di pane” con la compagnia teatrale “Barabao”; nel pomeriggio relazione “L’Idr che sa incontrare e servire le periferie esistenziali” della prof.ssa Rinalda Montani, laboratori e report dei lavori di gruppo con discussione assembleare.

I numerosi interventi dei partecipanti, che hanno costretto la coordinatrice del corso, obtorto collo, ad intervenire perché i tempi si erano decisamente dilatati, testimoniano l’interesse suscitato.

Detto doverosamente questo, vale la pena evidenziare alcune delle tante piste di riflessione che sono emerse dall’ascolto delle relazioni e dal vivace confronto tra insegnanti. Parlare di accoglienza oggi significa addentrarsi in un terreno minato: i troppi particolarismi, l’eccessivo individualismo, la cultura dell’indifferenza zavorrano il nostro vissuto, e rischiano di affievolire la nostra sensibilità. Dobbiamo avere l’intelligenza e l’equilibrio di porci di fronte all’altro senza pregiudizi e chiusure, ma anche senza banalità e superficialità. Dobbiamo avere il coraggio di promuovere la cultura dell’incontro anche, e soprattutto, quando costa fatica, quando emergono le nostre paure, quando l’altro ci disorienta. L’incontro con l’altro, d’altronde, è un riflesso dell’incontro con noi stessi! L’altro, possiamo dire, è dentro di noi. E anche dentro di noi albergano paure e sofferenze.

In una società come la nostra, che alcuni definiscono liquida, ed io aggiungerei schizofrenica, ci si preoccupa del rispetto e dell’accoglienza magari facendo particolare attenzione al lessico (non “portatore di handicap”, ad esempio, ma “diversamente abile”; non musulmano, ebreo…, ma “diversamente credente”) forse si penserà di risolvere anche il problema dell’immigrazione non chiamando più l’immigrato straniero, ma “diversamente residente” (perdonatemi l’ironia). Al di là dei neologismi servono invece gesti, comportamenti, atteggiamenti, capaci di renderci profeti e testimoni credibili, senza pretendere dagli altri o peggio ancora scaricare su altri responsabilità che sono di tutti. Non sono ammesse deleghe. Le frontiere geografiche si è cercato di eliminarle, ma rischiano di continuare ad essere ben radicate nella nostra mente, e nel cuore.

“La Scrittura invita a creare una relazione viva e feconda con lo straniero, cosa che può nascere solo quando ci si interessa dell’altro e ci si lascia dire da lui chi è veramente, quando lo si accetta con le sue debolezze e i suoi difetti. Nessun rapporto è subito facile, anche Abramo e Abimelek entrarono in conflitto, ma i problemi possono essere risolti insieme e così si rafforza la relazione stessa”. E mi si permetta di dire che ciò che vale nel rapporto con lo straniero vale anche nel rapporto con i propri figli, con la propria moglie, con i colleghi di lavoro, studenti, ecc… La scuola, e l’insegnante di religione in particolare, ha la possibilità di creare spazi d’incontro, costruire reti solidali, consolidare e rafforzare relazioni empatiche, senza negare la difficoltà e la fatica che tale lavoro richiede.

Concludo con una citazione di un profeta-educatore: don Lorenzo Milani. “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”.

Lucio Voltolina

Da Nuova Scintilla n.40 – 30 ottobre 2016