FESTA DELLA MAMMA

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FESTA DELLA MAMMA

Dall’8 marzo …al 12 maggio

 

 

 

 

 

-Sono mamma

-Testimonianza di una mamma. E dopo?

-Vola

 

 

 

Sono mamma

L’8 marzo sono diventata mamma. Dopo la fatica del parto, la gioia di vedere finalmente la piccola creatura. Quando hanno appoggiato Gemma sopra di me in sala parto, tutta infagottata, mi fissava ed ho avuto come la sensazione che Qualcuno mi dicesse: “Te la affido, prendila dalle mie mani, accoglila e prenditene cura”. Gemma è una bambina fortunata, è sana ed ha una bella vocina. Così piccola e così attraente, dà tanta felicità solo a guardarla. Tanti amici ci vengono a trovare e chissà che festa anche lassù, una schiera di angeli in Paradiso! Essere mamma porta gioia e stanchezza, non ci si limita solo a godere del fascino di un pargoletto ma non si ha più tempo per se stessa e bisogna impegnarsi a rispondere ai bisogni suoi, non solo fisici ma anche di serenità, di affetto e di tenerezza. Diventando mamma – ma credo valga anche per il papà – è come se si ripetesse la promessa di matrimonio “Accolgo te…” e riprendere la stessa consapevolezza che non sono io il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita. Un grazie alla bisnonna Vittoria che è diventata trisnonna, alla nonna Gianira che è diventata bisnonna, alla mamma Maria che è diventata nonna e a tutte le persone che hanno avuto accanto, perché loro per prime hanno detto il loro “Sì’” alla vita e al disegno di Dio. Grazie a Davide, mio marito, perché noi due insieme possiamo dire il nostro sì quotidiano ed essere strumenti di amore. (Noemi Scarpa)

Foto: nel riquadro in alto la piccola Gemma, in basso da sinistra Noemi Scarpa con in braccio la piccola Gemma De Meneghetti, Maria Busetto, Olinda Bellan, Vittoria Barchieri di anni 95.

 

 

 

Testimonianza di una mamma

E dopo?

Quando nasce un figlio è abbastanza facile riconoscere che è un dono e che non è tuo e anche promettere di prendersene cura. Tutto l’affetto umano è per lui. Ora guardando i miei figli mi vien da pensare che sono certamente un dono, ma quanta fatica mi sono costati, quante ore insonni, quante preoccupazioni, quante attese, gioie e dolori. Tutto questo sudore è perché siano di un Altro? E allora non sono miei? Li ho partoriti io, li ho allattati e allevati e quanto è difficile dire che sono di un Altro. Eppure è così, non sono miei, perché tutto di loro grida questo. Io non posso aggiungere un minuto alla loro vita e non posso alleviare i loro problemi se non in minima parte. Per non parlare poi della loro libertà con la quale io non posso interferire. Quando li vedrò totalmente di Cristo, assieme a Lui allora mi rallegrerò anch’io e scoprirò che tutta la mia fatica non è stata vana. Cristo ci ama e ci salva. Per questo mettiamo al mondo i figli, perché sappiamo che sono amati per sempre, anche quando noi mamme non ci saremo più!

 

 

 

Vola

Va’, figlio!

Allunga

i tuoi rami,

conquista

il tuo domani,

le mie radici

ti sosterranno.

Vola

dove osano

le aquile,

punta sempre

verso il sole

e ritroverai

i tuoi sogni.

Il vento

freddo del nord

piegherà

i tuoi rami,

ma passerà

e arriverà

il vento del sud,

caldo e generoso,

a farti ancora

rifiorire,

ed io aspetterò

e ti sosterrò

con le mie radici.

Chetti Buseghin – Chioggia

(Gruppo “Poeti Città di Chioggia”)

 

 

da NUOVA SCINTILLA 19 del 12 maggio 2013